Sabato 12 Marzo 2011

Grignani in tour pensa
a una tappa lariana

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O lo ami o lo odi. Di lui si è scritto e parlato molto, ma il Gianluca Grignani di oggi è una persona nuova, che sa confermarsi come uno dei cantautori più raffinati e di cuore che il panorama musicale italiano possa vantare, anche all'estero.
Dal 1994, anno del suo debutto con La mia storia tra le dita, diventato anche il titolo della sua prima autobiografia edita da Rizzoli, è stato un crescendo di successi, ma anche di momenti difficili, talvolta dolorosi, sempre però con la musica e la famiglia al proprio fianco ad aiutarlo a rialzarsi. Dieci dischi all'attivo, più di trenta singoli estratti, canzoni meravigliose come Destinazione Paradiso, Falco a metà, La fabbrica di plastica, Campi di pop corn, Cammina nel sole, per un artista rivoluzionario, geniale per certi versi, che ha fatto della liberta d'espressione e della sperimentazione le sue grandi conquiste.
Oggi Grignani è in giro per l'Italia con  il Romantico Rock Show Tour 2011, omonimo dell'ultimo suo lavoro, che lo riporterà a breve a Milano, il 16 marzo, con uno spettacolo al Teatro degli Arcimboldi, un ritorno al live per il cantautore milanese in un tour già sold out, ma che soprattutto è un grande viaggio itinerante d'esplorazione, innovazione e ricerca musicale.
Un disco che ha già fatto registrare quattro singoli importanti, tra cui Sei unica e Il più fragile, per uno spettacolo ricco di novità, in particolare per quanto riguarda la presentazione dei brani in quadrifonia.
Grignani, come ha lavorato sul suo ultimo disco, «Romantico Rock Show»?
Il lavoro sui testi e sui suoni in generale è stato un po' in divenire. Per quanto mi riguarda oggi fare un disco come questo è stato davvero molto semplice. Ho aperto un mio studio di registrazione vicino a casa e questo mi ha permesso innanzitutto di lavorare come volevo, soprattutto evitando di andare a registrare a Londra o negli Stati Uniti.
Ho creato uno spazio che non ha niente da invidiare a grossi studi dove hanno registrato artisti come Pearl Jam o Coldplay.
Il mio obiettivo era fare quello che mi riesce meglio, melodia italiana con un sound che fosse internazionale, che è sempre stata poi una delle mie caratteristiche e che ho cercato di sviluppare al massimo. Ho fatto un lavoro diverso, che mi ha permesso di muovermi in maniera totalmente libera.
Finora il suo tour ha avuto un grande successo, come sta andando?
Molto bene, la quadrifonia come tecnica di registrazione del suono è stata un'ottima idea e il pubblico ha risposto come sempre con grande calore, cosa di cui sono particolarmente contento.
Credo che andremo avanti aggiungendo altre date, e molto probabilmente, posso anticiparlo anche se stiamo aspettando conferme, usciremo col disco anche negli Stati Uniti e in Sudamerica.
Il Festival di Sanremo si è sempre rivelato un trampolino importante. Cosa pensa di Davide Van De Sfroos e della sua musica?
Ho seguito il Festival di quest'anno e penso che la canzone di Van De Sfroos sia stata la migliore che ho ascoltato, ma non sono l'unico a pensarla così. Tra l'altro il suo ex bassista, Alessandro Parilli, adesso lavora con me, quindi ho avuto anche modo di conoscere da lui direttamente alcune cose di Davide. Di Van De Sfroos amo il coraggio perché ha creato un'idea diversa della musica in dialetto con un risultato che poi si è rivelato negli anni davvero importante e coinvolgente.
Da poco è diventato padre per la terza volta: quanto significa oggi la tua famiglia nel tuo percorso di uomo e artista?
La mia famiglia, mia moglie e i miei tre figli rappresentano qualcosa di importantissimo, un valore aggiunto. Avevo bisogno di un punto di riferimento, ma soprattutto di qualcuno che mi facesse riconciliare con la vita.
Una delle sue caratteristiche principali è di essere sempre stato un cantautore indipendente e libero. Ai giovani cosa consiglia?
Non ho la presunzione di insegnare niente a nessuno, ma ho la certezza del mio istinto. Credo che ognuno debba essere libero di scegliere la propria strada, ma certamente mi piacerebbe che ci fosse più sperimentazione, quello sì.
Como è tra le città dove si esibirà a breve?
Ci stiamo pensando certo, magari questa estate.
Andrea Giordano
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