Domenica 13 Marzo 2011

"Che terremoto,
sembrava non finire mai"

COMO «Guardi. Qui c'è stato l'epicentro. I miei erano qui. Un po' più distante, a Hamamatsu, eppure la scossa l'hanno sentita. E mia sorella ha detto che la cosa strana è stato il tempo. Di solito le scosse durano pochi secondi. Questa volta invece sono durate quasi un minuto. È quello ha colpito molto mia sorella, che sembrava non finire mai. I miei genitori invece erano in auto e non si sono accorti che la terra tremava». Yoshihide Kuwabara è il titolare del Sakura Sushi di viale Innocenzo. A Como da due anni, in Italia da dodici, ha ancora i parenti in Giappone. E anche se non torna nel suo Paese da due anni sorride con quella serenità che contraddistingue il suo popolo. La stessa serenità con la quale i dipendenti di alcuni uffici cercavano di non far cadere computer e stampanti, quando la maggior parte degli italiani (e non solo) si sarebbe data alla fuga gridando. «E che siamo abituati - sorride ancora -. A me, quando ero a casa, è successo tante volte di avvertire il terremoto. Ma certo, mai così forte. Ce ne sono di due tipi. Uno scuote la terra da destra a sinistra. L'altro dall'alto al basso e questo è il più pericoloso. Perché in quello che sposta tutto da destra a sinistra magari qualcuno si salva. Ma nell'altro chi sta sopra finisce sopra a chi è sotto. Lo tsunami, però, è stata la parte peggiore». Allarga le braccia, Yoshihide, ad indicare il fato. Al suo ristorante, in viale Innocenzo, arrivano due ragazzi, Laura Storta e Luca Clarizio. Hanno 28 e 27 anni, e hanno il volo fissato per il Giappone il 19 marzo. «Eravamo stati qui a mangiare e ci eravamo fatti dare ogni tipo di informazione su dove andare, cosa visitare. E poi è successo quel disastro e ci siamo rimasti così male». I ragazzi sono tornati per pranzo e Yoshihide li rassicura: «Ho telefonato ai miei amici di Tokio e sono tranquilli. Hanno detto che sono già tornati tutti a lavorare. Da noi è così. Però se volete altre notizie restiamo in contatto che vi tengo aggiornati». «Noi partiremmo lo stesso - dicono i ragazzi -. Dobbiamo andare a Kioto e Tokio. È come dire che rinunciamo ad andare a Roma perché c'è stato il maremoto in Sicilia. È anche vero, però, che è scoppiata una centrale nucleare. E forse il problema reale è quello». Yoshihide porta in tavola il sushi e sorride di nuovo. È già un modo di fare andare bene anche quello che è andato male.
Anna Savini

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