Venerdì 18 Marzo 2011

Da Giunta e Consiglio di Capiago
"no" ai profughi nell'ex caserma

CAPIAGO INTIMIANO  La giunta del sindaco Carlo Andrea Frigerio si dice disposta ad ospitare un massimo di cinque profughi nelle case del comune. E prosegue nel mettere nero su bianco le proprie intenzioni: l'ex caserma della finanza di Intimiano non si tocca. La minoranza, è d'accordo solo su quest'ultimo aspetto. E' la Lega Nord, presente a Capiago Intimiano all'interno della lista civica «Vivere», a voler portare con Ivano Bianchi, consigliere comunale e provinciale, la questione dei rifugiati libici a Villa Saporiti. «Con una mozione o un ordine del giorno, vedremo quale sarà la strada migliore per affrontare il tema in Provincia – ha affermato Bianchi nel corso del consiglio di mercoledì sera, convocato con urgenza dal sindaco – ma, di sicuro, partiremo dal documento comune firmato dai sindaci del Canturino. E non da quello della giunta, che ci sembra in disaccordo. I cinque profughi non sono accettabili: i cittadini non ne vogliono neanche uno». Smorza i toni Sandro Vergani, capogruppo dell'altra minoranza, Prospettiva Comune: «Anche dopo quanto detto dal ministro Maroni, ci sembra difficile che a Capiago Intimiano possano arrivare i profughi».
«La partita si gioca sulla nostra pelle», la frase dell'assessore all'urbanistica Emanuele Cappelletti. La paura, nell'esecutivo della lista civica «Progetto», è di essere comunque – in un certo senso – all'indice. Se il prefetto di Como ha indicato l'ex caserma di via del Carroccio, a Intimiano, come possibile sede per un centro di accoglienza, per il sindaco di Capiago e colleghi conta fino a un certo punto il proposito filtrato dal ministro dell'Interno Roberto Maroni. Attraverso Nicola Molteni, parlamentare della Lega Nord: il centro profughi nella villa settecento di via del Carroccio sarebbe ipotesi altamente improbabile. Maroni, ha riferito Molteni, non vuole imporre nulla. E vuole ascoltare gli enti locali: il loro parere dovrebbe essere vincolante.
Eppure, si va avanti. Ieri, la mozione già stesa e approvata dalla giunta poche ore prima, è stata ratificata in consiglio con il voto contrario di Vivere, la lista targata Pdl e Lega Nord. Disposta a seguire l'indicazione della lettera già firmata, nelle stesse ore, dai sindaci di Capiago Intimiano, Brenna, Carimate, Cermenate, Cucciago, Figino Serenza e Novedrate. Nel documento dei primi cittadini, si chiede un incontro con il prefetto Michele Tortora anche per capire «il mantenimento dei profughi e il loro status giuridico». Oltre a indicare il vecchio ospedale Sant'Anna di Como e la caserma «De Cristoforis» di Como come scelta ideale. Per la giunta, in primis si dovrebbero distribuire i profughi in tutta la provincia, con il rapporto di uno ogni 4mila abitanti. Oppure, ospitarli a Como: «De Cristoforis», Sant'Anna o area San Martino. Ma è la «disponibilità ad accogliere un ristretto numero di profughi presso gli immobili comunali» – un massimo di cinque, si è detto dai banchi della maggioranza – a dividere il consiglio.

l.barocco

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