Venerdì 01 Aprile 2011

Professori e studenti
Quei 35 coristi multietnici

Como - Sarà perché prima di costruire strumenti, prima di imparare a suonare, l'uomo ha imparato a cantare. Sarà perché ha cantato, ha sempre cantato, attraverso i secoli, attraverso i millenni, mutando stili, adeguandosi ai tempi, cambiando anche le finalità del canto (al di là del piacere puro), imparando a correlarsi in vari modi con quello altrui. Sarà per questi, e altri motivi ancora, che fare parte di un coro è un'esperienza unica, difficile da raccontare a chi non ha mai partecipato a una session vocale collettiva. E a Como, dal 2008, c'è una formazione molto particolare: si chiama Macramé ed è la corale multietnica che è nata all'interno dell'istituto Caio Plinio II sotto la direzione di Marco Belcastro, compositore, musicista e didatta molto apprezzato a Como (e non solo) che ha immediatamente sposato l'idea utilizzare la formazione, ecco la particolarità, come strumento di accoglienza, integrazione e alfabetizzazione degli studenti stranieri, ma non solo. Nel corso del tempo si sono aggiunti ragazzi, e anche i loro familiari e pure qualche “prof”, del Pessina, del Setificio, dello Scientifico e dell'Eda. Con varie rivoluzioni, oggi sono circa 35 i coristi, di un'età compresa tra i 14 e i 50 anni circa, provenienti dall'Africa, dall'Est europeo, dal Sud America. Hanno partecipato a diverse collaborazioni e hanno collaborato con altre formazioni, ad esempio, è successo ieri pomeriggio nella Residenza sanitaria Don Guanella, con il coro “La scatola di cachi” del Liceo Giovio: si sono esibiti per gli ospiti con un repertorio in gran parte composto da complesse armonizzazioni su temi africani, specchio della grande capacità artistica dei partecipanti oltre che della bravura di Belcastro che ha commentato: «È sempre un piacere esibirsi in contesti come questo, portando la musica in luoghi dove, forse, è meno usuale ascoltarla e proprio per questa è più sentita». Secondo il maestro «Cantare in coro è importante anche dal punto di vista della socializzazione, perché permette di valorizzare il patrimonio culturale individuale, attraverso lo strumento più diretto quale è la voce, sviluppando al tempo stesso capacità d'adattamento, di cooperazione e di ascolto delle esigenze degli altri. Il coro, quindi, va inteso come un microcosmo di relazioni, la cui idea costitutiva è la socializzazione, poiché si basa sul rispetto reciproco, in vista di un comune obiettivo di crescita, non solo musicale, del gruppo». I più giovani ci tengono tantissimo, «non perdono una lezione» e anche ascoltati con orecchio critico l'interazione è perfetta ma a colpire immediatamente è l'entusiasmo con cui affrontano questa vera e propria missione.
Alessio Brunialti

p.berra

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