Mercoledì 06 Aprile 2011

Como non è una città turistica
Le magagne di piazza Cavour

COMO Una splendida giornata di primavera. Gli alberi sulle colline attorno a Como mettono le prime foglie, il cielo è terso, gli uccelli cinguettano mentre aprono le ali facendosi portare dalla brezza che arriva dal lago e altre amenità, da catalogo delle meraviglie del Lario. Ma basta abbassare un poco lo sguardo per farsi prendere da rabbia e sconforto. È capitato al fotografo Felice Borrello (sue le foto qui a fianco) e a centinaia di persone, di passaggio in questi giorni in piazza Cavour, in quello che dovrebbe essere il salotto di Como e invece, al più, è un ripostiglio. L'elenco delle magagne è impietoso, come documentano le immagine. Le barriere che separano le aiuole dalla pavimentazione sono per lunghi tratti divelte. Un pullman di turisti si ferma e sono almeno una dozzina coloro che, non accorgendosi degli anelli di metallo, inciampano, rischiando di cadere al suolo. Un bambino, poco più in là, casca proprio, per fortuna è lesto e si rialza, terrorizzato di poter essere pure rimproverato dai genitori. Del prato che dovrebbe già fare bella mostra di sè, nello spazio verde su cui sia affaccia l'ufficio di promozione turistica e l'ex Banco Lariano, non c'è traccia. Al suo posto, solo terra brulla, esattamente come avviene alle aiuole poco distanti, di piazzale Gobetti, con l'impianto di irrigazione a bella vista e per nulla nascosto dall'erba che non c'è. Tornando in piazza Cavour, il panorama è in parte ostruito, a causa del cantiere delle paratie, ma a guardarsi le punte dei piedi è anche peggio. Basta infatti un'occhiata alle fontanelle che separano la piazza dalla sede stradale per farsi cadere le braccia dallo sconforto. Di acqua che zampilla non ce n'é: tra i sassi, solo spazzatura, bottiglie di plastica, sacchetti abbandonati dall'incivile di turno. Così appassisce il fiore all'occhiello di Como.
Giorgio Bardaglio

a.savini

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