Venerdì 08 Aprile 2011

Gherardo Colombo
il pm fa l'attore

Non capita tutti giorni che un ex magistrato, considerato, a buon diritto, uno dei protagonisti della storia italiana degli ultimi tre decenni, salga su un palcoscenico per calarsi nelle vesti insolite di attore teatrale e recitare la parte del pubblico ministero in un processo che vede alla sbarra nientemeno che Camillo Benso di Cavour.
Accadrà questa sera, alle 20.30, al Sociale di Como, dove Gherardo Colombo, il pubblico ministero milanese di tante importanti inchieste giudiziarie, sarà protagonista insieme a Ruggero Cara e Marta Iagatti, di Processo a Cavour, spettacolo scritto da Corrado Augias e Giorgio Ruffolo. Colui che fu severo giudice chiamato a decifrare alcune tra le pagine più oscure della storia d'Italia, si rivolge, per ruolo scenico, ad uno dei "padri della Patria" per un processo in cui la tesi accusatoria è che si fece l'Italia ma, in effetti, l'Italia non fu poi autenticamente costruita. Assisteremo dunque ad un'arringa che vede sotto processo certamente Cavour, ma forse anche tutti noi, gli Italiani, coinvolti non solo come spettatori, ma in primis come cittadini. Non a caso, il sottotitolo recita Autobiografia di una nazione o Addio, mia bella addio. Ecco come Gherardo Colombo racconta questa sua avventura scenica e il senso civile che lo ha spinto a calarvisi.
Dottor Colombo, perché ha deciso di portare il suo lavoro sulla scena e di calarlo in una dimensione storica?
Diciamo subito che il mio ex lavoro era un po' diverso da quello che avviene sul palcoscenico. Come magistrato avevo a che fare con la vita delle persone, mentre qui siamo solo a teatro. C'è una bella differenza… In ogni caso, lo spettacolo prevede che io mi cali nei panni dell'accusatore di Cavour e l'idea è interessante per attivare un processo di riflessione non solo sul Risorgimento, ma naturalmente anche sull'oggi, attraverso continui raffronti tra gli inizi dell'Italia unita e la nostra realtà.
Quali accuse pendono sul capo del povero Cavour?
In primis di aver operato per l'unificazione di un Paese che ancora non era pronto ad un passaggio tanto complicato e difficile. Per dimostrare la colpevolezza dell'accusato, si argomenterà su tre questioni storiche importanti: la lotta delle Cinque giornate di Milano e la resistenza di Venezia, la Questione Meridionale e la Questione Romana. Si tratta di tre momenti nevralgici che verranno analizzati e interpretati.
E quale sentenza viene emanata alla fine del processo?
Non vorrei togliere al pubblico un importante momento di riflessione. Non si tratta soltanto di mantenere un clima di aspettativa, ma di aiutare chi assisterà allo spettacolo a rispondere in modo autonomo alla richiesta che verrà rivolta dal palco. Ognuno deve decidere se Cavour si sia veramente macchiato di leggerezza nel volere l'unità dell'Italia o se sia innocente.
Dunque, la domanda non riguarda soltanto Cavour e i fatti storici del Risorgimento, ma coinvolge tutti noi cittadini?
Potremmo dire certamente di sì, e non perché gli Italiani debbano sentirsi sotto processo, ma perché questo allestimento teatrale è l'occasione per meditare sul nostro passato, osservarne le vicende e cercare di capire se gli eventi hanno generato conseguenze di cui dobbiamo tener conto ancora oggi.
Siamo sicuri che i padri della Patria siano i veri colpevoli dei difetti italici o dovremmo ammettere che gli ideali sono stati traditi da chi è venuto dopo?
La tesi difensiva è proprio questa, in effetti. Egli afferma che gli ideali che portarono alla lotta per l'unificazione erano in buona fede e che i successori, anche gli appartenenti alla stessa destra storica, disattesero le speranze poste in atto precedentemente.
Una domanda sull'attualità è d'obbligo. Ieri è iniziato il processo al premier Berlusconi sui fatti del Ruby Gate. L'Italia ha un rapporto difficile con la moralità?
Più che la moralità a me interessano i rapporti civili, quelli corretti e basati sulla nostra Costituzione che gli italiani, anche quelli che vorrebbero cambiarla, spesso non conoscono a fondo. Credo che perché una società possa definirsi civile, occorra considerare imprescindibile il principio secondo cui siamo tutti uguali di fronte alla legge.
Da quel punto non ci si può discostare.
"Processo a Cavour", Como, teatro Sociale, questa sera, ore 2030. Biglietti a 20 euro + prevendita. Info e prenotazioni: www.teatrosocialecomo.it e 031/270170.

c.colmegna

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