Venerdì 08 Aprile 2011

Profughi eritrei a Ronago
Fermati due passatori

COMO - Le mani piccole, da bambina, poggiate sul grembo, gonfio sotto un giacchino leggero, chiaro: è la giovane donna eritrea che la notte scorsa, verso la una, è stata soccorsa dai finanzieri della Tenenza di Ronago, in servizio di retrovalico. Non era sola, nel parco pubblico del paese, distante pochi metri dal valico con il Canton Ticino, sempre aperto da un anno e mezzo: con lei, suo marito e due giovani uomini, pelle scura, capelli neri, occhi rossi,  l'atteggiamento dimesso, lo sguardo sempre basso, pochi monosillabi in una lingua sconosciuta. È il primo gruppo di migranti sorpreso lungo la linea di confine, in provincia di Como, in procinto di raggiungere la Svizzera da un valico secondario: secondo quanto si è appreso, si tratta di fuggiaschi eritrei, ma fino alla tarda serata di ieri, bocche ufficiali cucite e un solo ritornello: «Sono in corso accertamenti, posizioni e provvedimenti tutti al vaglio».
In particolare, erano al vaglio le posizioni di due presunti passatori, italiani, trovati insieme al gruppetto dei migranti e portati in caserma. Solo oggi, saranno resi noti i particolari di un episodio che, peraltro, era atteso: fin dalle prime ondate migratorie extracomunitarie degli anni '80 e '90, i paesi di confine, da Cavallasca a Valmorea, hanno assistito centinaia di profughi che, trovando bloccati i varchi della città, tra Ponte Chiasso e Maslianico, venivano accompagnati lungo i boschi e i sentieri della zona Prealpi. Non sempre riuscivano a raggiungere il Canton Ticino e restavano da questa parte del confine, Comuni, parrocchie ed associazioni attrezzate per accogliere migranti rintracciati lungo «il cammino della speranza», com'era definito.
Secondo voci di paese, gli uomini del tenente Ivan Conidi, come tutte le notti, erano in servizio di retrovalico, cioè di pattuglia sul  confine e hanno notato ombre umane nel parco, hanno intuito che si trattava di extracomunitari accompagnati con sotterfugio. Dapprima, le cure di carattere umanitario: è stato chiamato il 118, che ha inviato l'autoambulanza della Croce Rossa di Uggiate Trevano; i volontari a bordo hanno accompagnato la giovane donna all'ospedale Sant'Anna, l'ecografia ha riscontrato la gravidanza in corso da otto mesi, ma non è stato disposto il ricovero e questo ha suscitato interrogativi tra la gente di buon cuore: che motivo giuridico c'è per non ospitare in un luogo più consono di una caserma della guardia di finanza un essere umano che potrebbe dare alla luce una creatura? Mentre davano corso alle procedure, i finanzieri hanno provveduto a rifocillare le persone che potrebbero essere le prime di una serie, ma solo le indagini in corso potranno appurare da dove provengono e qual era la meta.
Secondo indiscrezioni, i migranti eritrei sarebbero fuggiti dalla Libia, approdati in Tunisia e sono sbarcati a Pozzallo, in provincia di Ragusa, all'estrema punta sud della Sicilia. Da qui, sarebbero risaliti in treno fino a Milano e poi sono arrivati all'estrema punta nord dell'Italia, in un paese e in un parco pubblico la cui esistenza è nota solo a chi è della zona e che conosce bene come si va a Novazzano, il primo paese al di là dal confine e da qui a Chiasso e ancora più a nord. Forse la Svizzera era solo un'altra tappa di passaggio verso il Nord Europa, meta alla quale il gruppetto avrebbe puntato. Un particolare ha colpito chi ha visto la giovane donna: le unghie rosicchiate, ma dipinte di smalto bianco perlato. «Un segno di dignità - è l'interpretazione - per conservare qualcosa di umano anche nella fatica e nella disperazione».
Di sicuro, il viaggio dal Corno d'Africa alla Libia, alla Tunisia, al Comasco ed oltre è costato molti soldi: anche questo è oggetto dell'indagine che potrebbe risalire all'organizzazione attiva nel trasferimento dei migranti dal Mediterraneo ad Oltralpe.
Maria Castelli

p.berra

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