Venerdì 08 Aprile 2011

La mazzetta antimanette
inguaia il maresciallo gdf

COMO - Quando s'è visto piombare in casa le fiamme gialle deve aver pensato subito a quella mazzetta pagata a un sottufficiale con una promessa tanto chiara quanto vana: niente manette. Diecimila euro versati, destinati ad arrivare a quota 60mila, devono essere sembrati uno scambio non così pessimo a Paolo Falavigna, 35enne milanese con casa a Lugano, e ad altri due imprenditori per evitare l'arresto nell'indagine su una frode fiscale da 160 milioni di euro. Una volta dietro le sbarre, però, l'uomo considerato tra gli ispiratori della maxi evasione con la scusa dell'hi-tech ha rivisto sotto un'altra luce quelle richieste e ha deciso di denunciare ogni cosa e di incastrare il suo concussore. E ieri mattina Ivano Magnini, 50enne maresciallo in forze al nucleo di polizia della guardia di finanza di Milano, è stato arrestato dai colleghi di Como - in collaborazione con i finanzieri meneghini - con l'accusa di concussione e di violazione di segreto d'ufficio. La tangente che lo ha definitivamente incastrato sarebbe stata versata su un conto corrente di una banca erbese: 10mila euro camuffati come il pagamento di una prestazione professionale e fatturati a una società fittizia, creata - secondo l'accusa - praticamente ad hoc, proprio come le tante sulle quali il sottufficiale delle fiamme gialle aveva indagato per anni.
Gli stessi finanzieri, dimostrando in questo modo come un corpo sano è in grado di espellere sempre e comunque eventuali patologie, hanno indagato senza sosta sul loro collega. E alla fine lo hanno arrestato.
Tutto nasce da un'inchiesta gemella a quella che, l'ottobre scorso, ha portato all'arresto di dodici persone, alla denuncia di altre 23 e al sequestro di un infinito elenco di immobili e conti correnti. La complessa indagine del nucleo di polizia tributaria comasco aveva svelato un giro d'affari di circa 600 milioni di euro nascosti al fisco, oltre a una decina di società gestite, per lo più, da prestanome, spesso clochard pagati poche centinaia di euro e che si ritrovavano ad amministrare srl con giri d'affari milionari. Un'indagine che aveva preso il via non in riva al Lario bensì a Milano. A condurla proprio il sottufficiale accompagnato ieri a San Vittore. Il quale, durante l'inchiesta, avrebbe avvicinato tre degli indagati (Paolo Falavigna, Giorgio De Cuppis e Flavio Coda) proponendo loro - secondo l'accusa sostenuta dalla procura di Como - il pagamento di un lauto compenso per scongiurare il rischio di un arresto da parte della stessa guardia di finanza. Almeno uno di questi incontri è stato però registrato dal 35enne milanese con casa a Lugano, il quale una volta finito dietro le sbarre dopo il blitz dei finanzieri lariani ha pensato bene di tirar fuori la registrazione e di consegnarla agli inquirenti.
È da cinque mesi che le fiamme gialle e la procura cittadina indagano per trovare riscontri alla denuncia dell'imprenditore, riuscendo poi a raccogliere le ulteriori due testimonianze. Ieri il blitz, con l'ordinanza di custodia cautelare - firmata dal gip Nicoletta Cremona - eseguita dagli stessi colleghi del sottufficiale.
Paolo Moretti
p.moretti@laprovincia.it

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