Sabato 09 Aprile 2011

L'ordinanza anti accattoni
a Como rischia di finire nel cestino

COMO Bocciate le ordinanze dei sindaci in materia di sicurezza urbana: sono illegittime se hanno contenuto «normativo» ed efficacia «a tempo indeterminato». L'ha stabilito la Corte Costituzionale, puntando l'indice contro una parte del «pacchetto-sicurezza» varato tre anni fa dal ministro dell'Interno Roberto Maroni. Affossati i sindaci sceriffi, insomma, che in tutta Italia si sono sbizzarriti firmando decine di provvedimenti. Anche Como non si è fatta mancare un'ordinanza emanata proprio grazie al decreto sicurezza del governo, che aveva aumentato i poteri dei primi cittadini nel campo della tutela dell'incolumità pubblica: si tratta dell'ordinanza anti accattonaggio firmata da Stefano Bruni l'11 settembre 2008. Il provvedimento, adesso, rischia di finire nel cestino, o perlomeno dovrà essere modificato, con l'inserimento di limiti spaziali e temporali. Finora, peraltro, l'ordinanza non ha dato risultati, se non quello di alimentare le polemiche.
Il provvedimento contiene il divieto di accattonaggio nel territorio comunale e prevede, in caso di violazione, «una sanzione amministrativa pecuniaria» variabile dai 25 ai 500 euro e la confisca del denaro ottenuto con la violazione. Trattandosi di un documento con «efficacia a tempo indeterminato» e non «contingibile e urgente», rientra proprio nel novero di quelli finiti nel mirino della Consulta, che ha in sostanza ritenuto eccessivo il potere dato ai sindaci e ha giudicato incostituzionale l'articolo 54, comma 4, della legge 92/2208, che recita: «Il sindaco, quale ufficiale del Governo, adotta con atto motivato provvedimenti, anche contingibili e urgenti, nel rispetto dei princìpi generali dell'ordinamento, al fine di prevenire e di eliminare gravi pericoli che minacciano l'incolumità pubblica e la sicurezza urbana». I provvedimenti, come detto, secondo la Corte non possono essere «anche» contingibili e urgenti, ma «solo se» contingibili e urgenti risultano validi. Resta da capire, peraltro, se anche la discussa ordinanza sui bar e i locali notturni (firmata da Bruni il 21 giugno 2010) sia a rischio o meno. Si schiera contro la Consulta, intanto, il senatore lariano Alessio Butti (Pdl): «La Corte Costituzionale - sostiene - ha emesso una sentenza che ci lascia basiti, che depotenzia l'attività dei sindaci, contro l'interesse della collettività. Ci sorprende questo "formalismo eccessivo" di una parte della magistratura che boccia misure legittimamente adottate dal Parlamento, su richiesta dei cittadini, per garantire la sicurezza e la vivibilità delle città. Il potere di ordinanza dei sindaci rientra nel margine di autonomia dell'ente territoriale e si inquadra perfettamente nel contesto della riforma federalista in atto. Un sindaco deve essere messo nelle condizioni di contrastare i fenomeni che turbano la serenità e la sicurezza del proprio territorio».
Mi. Sa.

a.savini

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