Lunedì 11 Aprile 2011

«Pochi parchi e inaccessibili»
A Como ha vinto il cemento

COMO - «Como, in quanto a verde pubblico, è rimasta ferma agli anni Sessanta. Tutti gli sviluppi urbani successivi non hanno tenuto conto delle necessità dei cittadini residenti. Vale sia per il centro che per la periferia, dove le nuove costruzioni dovevano avere a disposizione spazi verdi che invece sono stati monetizzati». L'appellativo di "città giardino" proprio non si addice al capoluogo lariano. Lo dimostra, dati alla mano, l'agronomo Angelo Vavassori, che da tre anni monitora i giardini e le alberature di Como, come membro della commissione Paesaggio.
Quale percentuale di territorio deve essere libera dal cemento perché una città si possa considerare a misura d'uomo?
Non meno del 50%. È uno standard riconosciuto anche in America. Ma non basta che ci sia: deve anche avere dimensioni adeguate ed essere fruibile. Como al 50% arriva, ma il verde è concentrato sulle colline ai lati della convalle. Chi ha un appartamento in città deve poter andare al giardino pubblico. Per questo nelle nuove edificazioni sono previste delle aree a standard, cioè di verde privato a servizio del pubblico. Se tiri su un palazzo devi creare, poniamo, 2500 metri quadri di parco. Ma le amministrazioni, molto spesso, hanno consentito ai costruttori di monetizzarli:  così hanno incassato soldi utili per fare fronte ai servizi, ma hanno privato la città di luoghi verdi.
Partiamo dal verde che c'è. Come valorizzare i percorsi attorno alla convalle?
Como dovrebbe avere sia del verde urbano che rurale e naturalistico, rappresentano dalla Spina Verde, dal Monte Goi fino al versante di Brunate. Un anfiteatro verde che fa da corona al lago e alla città. È su questo che il Pgt dovrebbe insistere, valorizzandolo al pari delle colline intorno a Firenze. La Spina Verde è fruibile fino a un certo punto e richiede una verifica delle alberature: ci sono vegetazioni superate, bisognerebbe tagliare i robinieti per riportare faggi, querce, frassini e carpini, tipici della zona lacustre.
L'ascensore inclinato da Como San Giovanni al Monte Croce, progettato dal Rotary e mai fatto proprio dal Comune, potrebbe essere utile?
Spesso vengono buttate là idee senza né capo né coda. Sono invenzioni di qualche gruppo di discussione, che poi vengono scaricate sulle amministrazioni, ma non fanno parte di un programma di sviluppo e quindi restano sulla carta. Nello specifico dell'ascensore inclinato, valutiamo se sia utile e se risponda a un'effettiva richiesta degli utenti. A me, in Spina Verde, sembra prioritario creare una viabilità ciclopedonale.
Lei è stato anche presidente della Città possibile, che da 14 anni si batte per l'istituzione del Parco della Valle del Cosia.
L'attuale Giunta comunale di Como, su spinta del presidente della circoscrizione, ha finalmente approvato la costituzione del Plis (Parco locale di interesse sovracomunale, ndr). Tutti gli altri comuni interessati (Tavernerio, Albese e Albavilla) l'avevano già approvata in precedenza. Ora occorre che si parlino tra loro per concordare la perimetrazione del parco e costituire un consorzio che lo gestisca.
Un altro grande parco che già c'è, però poco curato e chiuso al pubblico, è quello del San Martino.
È il grande parco del presente e del futuro per la città. Meriterebbe di essere aperto fin da subito. Va a servire tutta la convalle, che è l'area più povera di verde. Metterlo a disposizione dei cittadini, peraltro, non condiziona eventuali scelte future relative al campus o alla cittadelle sanitaria.
E i giardini a lago?
Già la prima giunta Botta - era il 1994 - aveva destinato 800 milioni di lire al rifacimento di quell'area. Ogni anno sono sempre stati riaggiornati e poi destinati ad altro. Alle buone intenzioni, dovrebbero, ogni tanto, seguire dei passi concreti.
Trascorsi invano 17 anni, oggi il Comune propone un concorso di idee. Cosa ne pensa?
I concorsi di idee, a volte, costituiscono un'occasione per dare spazio a nuove professionalità. Ma la prima regola dovrebbe essere quella di legarli a una fattibilità successiva. Bisognerebbe dare delle indicazioni di requisiti: il tipo di utilizzo del parco, di contesto paesaggistico e un budget entro cui stare. Cosa che non è stata fatta per il lungolago... Insomma, il concorso di idee è un buono strumento, ma spesso usato come un alibi per dire: "Sì, vogliamo fare qualcosa, ma non sappiamo cosa e quando".
A proposito di lungolago, gli storici filari di tigli verranno salvati dal cantiere delle paratie o no?
Il viale alberato ha il vincolo della soprintendenza e i progetti passati in commissione ne prevedono il mantenimento. Come commissione Paesaggio abbiamo fatto diverse osservazioni, in quanto il piano calpestabile della passeggiata e previsto circa 90 centimetri sopra la base del tronco. Ma non si può pensare di cingere i tigli con un colletto così alto, perché complicherebbe sia l'ordinaria manutenzione che l'eventuale sostituzione.
Il progetto, di conseguenza, è stato modificato?
Non è stato modificato, ci hanno solo assicurato la conservazione degli alberi. Lo stesso vale per quelli che hanno tolto in viale Geno: li hanno trapiantati, ora vigileremo che alla fine dei lavori vengano rimessi al loro posto.
I viali alberati negli ultimi anni sono stati rivalutati anche come barriere per l'inquinamento atmosferico ed acustico. Como come è messa?
Oggi i viali alberati hanno una duplice funzione: dare forma e struttura alla città, ma anche favorire la diminuzione del calore, perché sotto le fronde ci sono 10 gradi in meno e si crea un effetto camino che porta l'aria calda verso l'alto. Lo stesso accade allo smog. Inoltre, filtrano l'acqua, trattengono l'ozono, riducono i rumori, danno stabilità al suolo e agli edifici. A Como, oltre ai tigli del lungolago, sono vincolate solo le alberature di viale Spallino, fin dal 1927. Ma se guardiamo le foto d'epoca, si vede che c'erano alberi ben più maestosi di quelli di oggi. In fatto è che, se uno toglie un sasso dalle mura si rivoltano gli architetti, mentre nessuno reagisce davanti ai vuoti creati da piante che, pur vincolate, non sono state sostituite.
Significa che la cultura del verde è ancora poco diffusa, anche tra i tecnici?
In commissione Paesaggio stiamo lavorando molto sulla qualità progettuale. Chiediamo che, assieme ai progetti architettonici presentino quelli relativi al verde, ma non succede quasi mai. Pensano a massimizzare i metri cubi, senza tener conto del progetto paesaggistico, ovvero dell'inserimento nel contesto. Abbiamo definito delle linee guida, dei criteri espliciti, chiari e fatti propri dall'amministrazione comunale. I tecnici potrebbero rifarsi a quelli. Altrimenti saremo sempre costretti a respingere proposte.
Dove si potrebbero guadagnare spazi verdi in convalle?
In viale Innocenzo. Come commissione, abbiamo dato le linee guida per costruire un nuovo viale alberato con pista ciclo pedonale, da via Garibaldi fino a San Rocco. Potrebbe essere il grande viale della Como del terzo millennio.
Ma c'è lo spazio per realizzarlo?
Sono previsti 5 o 6 piani attuativi, dall'ex Danzas fino a Sant'Abbondio, per il recupero di aree industriali dismesse. A tutti abbiamo dato, come filo rosso, l'indicazione di prevedere una fascia destinata ad alberature e pista ciclabile. Qualcuno ne ha tenuto conto, ma non sono ancora partiti i lavori. Un pezzo, però, è già mancante: il piano attuativo dell'ex Mantero non esiste più, sostituito dal solo restauro dei corpi a shed attuali. Tuttavia, volendo resta lo spazio per il viale...
Quali, invece, le zone dove il cemento rischia di penalizzare ulteriormente il verde?
Gli interventi edificatori su Cardina e Cardano stanno modificando il paesaggio collinare in modo importante. Per non parlare della zona della Madruzza, dove il piano regolatore consente ancora di costruire edifici fuori scala: così, in mezzo a villette monofamiliari, può spuntare un condominio di otto piani. Non bisogna permetterlo.
Pietro Berra
p.berra@laprovincia.it

p.berra

© riproduzione riservata