Sabato 16 Aprile 2011

Albate, oasi a rischio
Servono soldi e volontari

COMO - In un piccolo stagno rane dalmatine e raganelle gracidano sonoramente, producendosi in salti acrobatici al passaggio degli umani. Ma sul muretto che delimita un vecchio pozzo, pochi metri più in là, sono state abbandonate delle bottiglie e, al suo interno, i volontari hanno trovato numerose siringhe. Sono le due facce dell'oasi del Bassone, novanta ettari di natura rigogliosa ai margini della città, dove il Wwf fa sempre più fatica a garantire da solo la sorveglianza e la manutenzione necessarie.
La storia di questa riserva naturale è strettamente legata a quella della donna che si è battuta per salvaguardarla e per farla vivere. Ottorina Marelli Bianchi ha 72 anni, è cresciuta a Como Borghi e si è trasferita ad Albate dopo il matrimonio. Da allora, con il marito, si è presa a cuore la sorte della palude. «Ci occupiamo della pulizia dei sentieri e dei corsi d'acqua dal 1974», ricorda. Due anni dopo ottenne, dalla Regione Lombardia, il riconoscimento di «Oasi di protezione e rifugio faunistico», fondamentale per preservare quest'area dalla cementificazione e anche dalle battute di caccia e pesca. «All'inizio - racconta - i cacciatori lasciavano bigliettini contro di me appesi agli alberi. Ma oggi, guai se qualcuno toccasse l'oasi: la gente che abita nei dintorni ci tiene. E sempre più spesso viene qui a passeggiare». Il problema è trovare qualcuno disponibile a compiere il salto da fruitore a conservatore. Ottorina Bianchi, con suo marito, continua a dedicare alla torbiera gran parte del tempo libero. «Fino a una decina di anni fa c'erano gruppi scout che avevano adottato i sentieri - riferisce -. Oggi preferiscono portare i bambini più lontano...». Sono rimasti a dare un mano gli scout raider (solo adulti) di Como-Cantù. A loro si deve il recupero dell'ottocentesca cascina Bengasi, all'ingresso dell'oasi, dove il Wwf ha insediato il suo quartier generale. «Paghiamo al Comune 10.400 euro di affitto all'anno sotto forma di lavori di ristrutturazione», chiarisce Ottorina Bianchi. Nella cascina hanno conservato gli attrezzi che servivano per estrarre la torba e pescare nei laghetti. C'è anche il guscio di una testuggine di palude, uno dei tanti animali caratteristici di questa straordinaria riserva. E poi una serie di pannelli esplicativi appoggiati per terra. Per completare l'allestimento servono soldi, così come per rifare un ponticello che passa sopra la roggia Desio. L'intervento più urgente, e oneroso, sarebbe il rifacimento del secondo dei due osservatori protesi sopra il "lago grande", dai quali si possono osservare folaghe e aironi cinerini, germani reali e martin pescatori (214 le specie di uccelli censite). È pericolante. Per ridurre le situazioni di rischio non è più stato indicato il sentiero per raggiungerlo. Ma lo si vede dal primo osservatorio e, quindi, continua a richiamare persone. Compresa qualcuna che ne fa un uso improprio, come si deduce da una bottiglia di birra abbandonata. Non resta che rimboccarsi le maniche e dare una mano: chi fosse disponibile, può contattare Ottorina Bianchi allo 031/521387 o al 340/2666223. Dai 10 anni in su, c'è da fare per tutti.
Pietro Berra
p.berra@laprovincia.it

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