Mercoledì 27 Aprile 2011

Da Londra 22 anni dopo
per il medico che l'ha salvata

COMO Ha voluto conoscere il medico che l'ha curata all'ospedale Sant'Anna nel 1989, quando è nata in modo imprevisto ed era come una bambolina un po' in affanno: è una studentessa inglese che porta un nome italiano, Antonia, è una bellissima ragazza che splende nei suoi 22 anni. Voleva conoscere il dottor Rossano Rezzonico, medico neonatologo dell'ospedale Sant'Anna ai tempi, poi vice primario ed ora all'ospedale di Busto Arsizio, Varese. Ma non è stato facile ritrovarlo: s'è messo d'impegno un operatore commerciale di Como, Erminio Merio che è risalito alla residenza del dottor Rezzonico, nel milanese, l'ha trovato ed ha organizzato l'incontro, il giorno di Pasqua. «Una grande commozione – dice il dottor Rezzonico – e una grande sorpresa: ero già stato ringraziato, ai tempi, a conclusione di una storia, certo, un po' singolare. Non mi aspettavo, dopo tanti anni, che Antonia venisse a cercarmi». La storia inizia, appunto, nel 1989: Judy Hamilton, la mamma di Antonia, alle 30esima settimana di gravidanza, con il marito e per conto di grandi magazzini londinesi, era a Como ad acquistare seta. Era Marion, la moglie di Erminio Merio, a trattare per l'acquisto di foulard e una sera, Judy e consorte erano a cena dagli operatori comaschi, tornarono in albergo e successe l'imprevisto: il distacco della placenta. Alle sei del mattino, la corsa in ospedale, il parto cesareo d'urgenza e Antonia vide la luce, ma era prematura, fu posta in incubatrice, seguita con tutte le tecniche e le premure del caso in modo particolare dal dottor Rezzonico. Ma in Inghilterra, un'altra bambina aspettava la sorellina e la mamma. Il papà era tornato a casa, la famigliola era divisa e, appena Antonia uscì dalla fase più critica, i medici si consultarono per portarla in un ospedale inglese. La madre era molto soddisfatta per il trattamento che il Sant'Anna aveva riservato alla piccola e a lei, tanto che più volte si era complimentata, ma era pur sempre a tanti chilometri lontana da casa. Antonia era ancora in incubatrice: evoluzione soddisfacente, si poteva organizzare il viaggio. La Compagnia Nazionale, l'Alitalia, disse di no: non poteva accettare una neonata in incubatrice, troppi rischi ed effettivamente non è cosa di tutti i giorni far volare una bambolina come era allora Antonia. Provarono con British Airway che disse di sì, ad un patto: l'accompagnatore doveva essere un medico e un medico specialista. Fu così organizzato il trasporto, il dottor Rezzonico accompagnò madre e figlia e, forse, 22 anni dopo, al pensiero torna qualche batticuore. Ma andò tutto bene: Antonia e la madre entrarono in un ospedale londinese, il signor Merio e la moglie andarono a trovare la piccola, si stabilì un legame d'affetto al punto che la signora Marion fece da madrina al battesimo della bambina. Passarono gli anni: ogni tanto, al dottor Rezzonico arrivava un biglietto di saluti e di gratitudine di Judy Hamilton, ma si sa che il tempo passa e i legami si allentano.
Antonia rimase un pensiero ogni tanto. Intanto, lei diventava grande, andava a scuola e chissà quante volte la sua mamma le ha raccontato di un Paese come l'Italia e di una città come Como dove lei è nata, della corsa dall'albergo in ospedale, della sala operatoria e della neonatologia, delle cure, delle infermiere, dei medici e in particolare del dottor Rezzonico. Antonia studia lingua e letteratura a Berlino, è una studentessa europea e chissà quante volte si è ripromessa: «Vado a Como a vedere dove sono nata e chi mi ha accudita». A Pasqua del 2011, quello che sembrava un sogno si è realizzato, un piccolo sogno. Ma si sa che il lato bello della vita è fatto da queste cose.
Maria Castelli

a.savini

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