Giovedì 28 Aprile 2011

Como, sciopero il 1° maggio
contro l'apertura dei negozi

COMO - (Al.Gaff.) Sciopero di otto ore per protestare contro la prevista apertura dei negozi cittadini il prossimo 1 maggio. A proclamarlo sono Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil che, contrari all'ordinanza firmata martedì dal sindaco di Como, Stefano Bruni, dicono no alla prevista facoltà di aprire i negozi durante la Festa dei Lavoratori. «Crediamo - scrivono - che l'ordinanza sia grave e sbagliata. Viola quanto già definito dal Comune a novembre 2010, sulla scorta di un accordo che prevedeva la programmazione delle aperture degli esercizi commerciali per le domeniche e le festività dell'anno. In quell'occasione, ci fu l'impegno dell'amministrazione comunale a non prevedere la facoltà di apertura per il Primo Maggio. Ora il Comune è artefice di una forzatura, non condivisa e tanto meno caldeggiata da Confcommercio. Le deroghe alle aperture non sono la ricetta per combattere la crisi; anzi, peggiorano le condizioni di chi lavora». C'è poi un risvolto più politico: «Non dimentichiamo - commentano - il significato della festività del Primo Maggio: anche in questo senso ci sembra vi sia l'intenzione di svilirne la funzione. L'utilità sociale di questa festa, con i negozi chiusi, sta proprio nel ricordare e celebrare i valori di giustizia sociale, libertà e democrazia. Valori non derogabili». «Ancora una volta - risponde Bruni - la presa di posizione dei sindacati è ideologica e pretestuosa e con il loro atteggiamento dimostrano di essere contro i lavoratori, contro i consumatori, contro le imprese e a favore del nulla. L'ordinanza dà a ognuno la libertà di scegliere se aprire o meno. Vista la particolare situazione di crisi che sta incidendo sul settore commerciale, e visto il notevole afflusso di turisti in questi giorni di festa, abbiamo voluto dare un'occasione in più di crescita. Il provvedimento è stato firmato il 26 aprile, a seguito delle richieste avanzate dalle associazioni di categoria. Sono polemiche pretestuose e sterili, lontane dalle esigenze di chi ha la necessità di mantenere un posto di lavoro, un'attività, e noi non saremo mai dalla parte di chi non considera il lavoro un valore e un obiettivo da preservare».

p.berra

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