Giovedì 28 Aprile 2011

Farmaci generici,
la beffa degli aumenti

COMO - Diminuisce il prezzo “di listino” dei farmaci generici. Ma i cittadini, in farmacia, pagano di più. Uno scherzo? No, è l'effetto delle più recenti novità in materia, frutto di un decreto legge che ha stabilito di allineare i prezzi dei “generici” (i medicinali non più coperti da brevetto, che vengono messi in vendita con il nome del principio attivo e non con il nome commerciale) a quelli medi europei.
L'Agenzia italiana del farmaco si è comportata di conseguenza, abbassando i cosiddetti “prezzi di riferimento”. Peccato che molte farmaceutiche non abbiano fatto altrettanto, ma abbiano mantenuto invariati i prezzi, con il risultato che la differenza tra le due cifre ricade sulle spalle del paziente che si reca in farmacia. Le aziende, va detto, hanno contestato il provvedimento, ricordando che in Italia il volume di vendita degli equivalenti è molto inferiore ad altri Paesi e l'allineamento alla media europea è quindi un errore. Resta il fatto che, anche nelle farmacie comasche, le proteste fioccano, visto che il cambiamento ha riguardato ben 4.188 farmaci equivalenti di classe A, cioè acquistabili con la ricetta del medico di famiglia. E gli aumenti oscillano da pochi centesimi a diversi euro per una singola confezione. Le segnalazioni riguardano farmaci molto utilizzati, così come medicinali più specifici e persino gli antitumorali o quelli “salvavita”, per il cuore. Una situazione ancora più assurda se si pensa che i farmaci generici dovrebbero consentire un risparmio e solo da qualche tempo stanno faticosamente prendendo piede. Il meccanismo è scattato il 15 aprile scorso e i farmacisti cittadini confermano che ha disorientato più di un utente: «Ma anche noi - specificano - siamo penalizzati». Il presidente provinciale della categoria, Giuseppe De Filippis, riassume così quanto accaduto: «Tutto nasce dalla decisione di abbassare il cosiddetto prezzo di riferimento. E basta fare un esempio per capire le conseguenze: se il prezzo di riferimento del principio attivo è 4 euro e il farmaco generico costa 4 euro, il paziente non paga nulla. Ma ora lo Stato, tramite l'Aifa, ha abbassato il prezzo di riferimento da 4 a 3 euro. A questo punto, se la casa farmaceutica non abbassa a sua volta il prezzo del generico e lo lascia a 4 euro, la differenza di 1 euro viene pagata dal cittadino in farmacia». Le nuove regole sono state varate con l'obiettivo di far risparmiare allo Stato circa 600 milioni di euro in un anno (circa il 5%) per la spesa farmaceutica territoriale. «Ma non possiamo accettare - tuona Federconsumatori - che la conseguenza sia un salasso per i cittadini».
Michele Sada

p.berra

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