Domenica 01 Maggio 2011

Wojtyla: da Como a Roma
per salutare un santo

COMO Un pullman era partito alla volta di Roma già ieri mattina alle 7, dalla piazza del teatro Sociale, con una trentina di persone d'ogni età accompagnate da don Emanuele Corti, responsabile della  pastorale giovanile. Giovanni Paolo II, il papa che 15 anni fa aveva provocato un'incontenibile ondata di commozione fra i comaschi, in queste ore, prossime al grande evento della sua beatificazione, suscita un'infinita catena di ricordi, nostalgia, devozione... E per qualcuno anche il desiderio di essere presente, di approssimarsi il più possibile al luogo della canonizzazione, in piazza San Pietro. «Il senso del viaggio, un vero pellegrinaggio, è legato alla vita di ogni giorno per i cristiani» nota don Emanuele, don "Lele" per i ragazzi che lo attorniano. «In questa occasione la riflessione e la preghiera sono di fronte a una figura che la Chiesa ci pone come modello, che indica un metodo per seguire il Signore. Ci sentiamo pienamente  immersi nella gioia e nella gratitudine per un grande dono ricevuto».
Molti si sono organizzati giungendo in auto, qualche gruppo in treno, altri ancora hanno formato un pullman che è partito da Como ieri sera: «Erano arrivate diverse richieste di poter viaggiare durante la notte» ammette Michel Bianchi, titolare dei Viaggi Oscar, che ha organizzato un altro pullman partito ieri alle 21.30 da Como. «Una rapidissima tappa a Crema è stata prevista per far salire sullo stesso pullman  una ventina di giovani, tutti amici di don Oscar (il vescovo di Crema monsignor Oscar Cantoni, originario di Como, ndr), nell'insieme sono circa 70 - aggiunge Bianchi - giunti proprio per la celebrazione di questa mattina».
«Qualche amico mi ha chiesto se ero matto ad andare a Roma: "Cosa credi di vedere? Farai un bagno nella folla, ma a piazza San Pietro non arriverai, se ti va bene, sarai vicino a un maxischermo...". So che ha ragione, che sarà quasi impossibile avvicinarsi realmente per  vedere dal vivo quel che accade... da casa, davanti alla televisione, si sarebbe potuta seguire la cerimonia  molto meglio e in tutti i particolari, ma per me il senso di questo gesto non si può misurare con queste logiche, ma  si coglie proprio nell'aderire, nel partecipare, nel seguire... È come vivere un vero pellegrinaggio: si affronta quel che succede, si condivide, e attraverso la fatica di un cammino si arriva a percepire qualcosa di molto più grande che ci supera tutti». Anche Paola Camponovo, all'ultimo anno del liceo classico Volta, aveva considerato che «con l'avvicinarsi dell'esame di maturità, forse sarebbe stato più giusto rimanere a casa a studiare». Come mai ha cambiato idea? «Poi ho pensato che anche il mio impegno a scuola e tutto quello che mi succede ha bisogno di luce per diventare più utile e più significativo. Papa Wojtyla ci ha insegnato ad amare la vita a coglierne il senso più profondo e la gioia... Mi è venuto in mente un mio carissimo amico che ha avuto un incidente e non poteva venire... In questo modo è come se lo portassi con me». «Vado a rendere omaggio a un santo» afferma senza esitazione Alfredo Puglia, segretario Pensionati Cisl. «Giovanni Paolo II ci ha testimoniato cosa significa vivere la fede, mettere Cristo al centro della propria vita, per realizzarla pienamente e in ogni situazione. Nel suo periodo di malattia e di grande sofferenza ci ha ha dato una lezione di fede e sopratutto di speranza. Quel suo richiamo "Non abbiate paura, aprite le porte a Cristo..." l'abbiamo afferrato vedendo lui vivere così in ogni istante, fino al suo ultimo respiro».
Ognuno coglie un aspetto, un tratto particolare del papa che «non si rivolgeva alle masse, ma sapeva fissare ognuno negli occhi» e che nel ricordo di Anna Rossi presidente del Centro culturale Paolo VI, suggerisce e insegna «il coraggio di proporre la fede pubblicamente e di trasformarla in giudizio e cambiamento culturale».

a.savini

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