Martedì 17 Maggio 2011

Profughi in hotel
Via allo scaricabarile

COMO Un altro gruppo di profughi è arrivato ieri a Como: verso le 14, accompagnati dalla Polizia di Stato e dalla Protezione Civile di Carate Brianza, trenta giovani uomini originari dai Paesi dell'Africa Sub - Sahariana, sono scesi in Piazza Camerlata, nel Mini Hotel Baradello che aveva dato al Dipartimento della Protezione Civile la disponibilità di camere. Provengono dalla Libia dove lavoravano, chiedono tutti asilo. Il servizio pasti è assicurato da ristoranti convenzionati: pernottamento e ristorazione costano al Dipartimento da 40 a 46 euro al giorno a testa ed è la tariffa prevista per i centri per richiedenti l'asilo, C.a.r.a.
Anche nel Centro C.a.r.a di Tavernola, il corrispettivo è di 46 euro al giorno, ma è tutto compreso, assistenza nelle pratiche per la richiesta d'asilo, trasporti, mediazione culturale, psicologo, abiti e biancheria personale di ricambio e così via. In teoria, non c'è differenza economica tra il «trattamento alberghiero» e quello nei Centri d'accoglienza, ma in queste strutture, allo stesso prezzo, sono offerte prestazioni che vanno oltre vitto e alloggio. Si profilano dunque diversi interrogativi e  forse saranno chiariti in un incontro, oggi, tra il «soggetto attuatore» per la Regione Lombardia, Roberto Giarola, nominato dal commissario nazionale per l'emergenza profughi, Franco Gabrielli, prefetto del Dipartimento della Protezione Civile. Como è «scavalcata»: non è ben definita la gestione dei migranti alla prefettura, ma l'assegnazione delle quote (al nostro territorio, tocca il 6% degli arrivi in Lombardia) e la ricerca delle strutture è in capo al Dipartimento. Non si sa ancora se associazioni come Acli e Caritas, che si sono prese cura degli altri 53 migranti a Como dovranno assistere anche i richiedenti l'asilo arrivati ieri. «Ma se avanti così, fra un po', diventeremo noi profughi», esclama Diego Peverelli, assessore comunale, leghista. «In un modo o nell'altro, risorse cospicue sono destinate agli extracomunitari – osserva - E' povera gente? Sono poveri anche i nostri anziani, le nostre famiglie, i nostri giovani senza lavoro. Basta questo per trarne le conseguenze». E parla di controsenso anche l'assessore provinciale ai servizi sociali Simona Saladini, Pdl, sindaco di Cernobbio:«Me lo sono chiesta anch'io: perché non aiutare prima la nostra gente? - domanda n.1 - E perché l'Europa ci ha lasciati soli? Ma se è vero che siamo in emergenza - profughi, le misure straordinarie sono giustificate. Tuttavia, devono avere un inizio e una fine, altrimenti togliamo davvero risorse alla nostra gente». Finora, Como è stata interessata dall'arrivo di 83 profughi, in tre fasi. Su 85.000 abitanti in città e 600.000 in provincia, che cosa saranno mai? «Ma quanti ne arriveranno ancora? - continua l'assessore Saladini - Non sappiamo neppure quali progetti siano previsti per i richiedenti l'asilo, quanto resteranno e dobbiamo stare attenti a quello che facciamo: non dobbiamo dimenticare che si tratta di musulmani, come non dobbiamo dimenticare certe prepotenze. Sono attratti da noi e pretendono servizi». Intanto, i profughi sono qui ed altri arrivi sono imminenti: tutti ospiti in alberghi e in ristoranti, perché non c'era alternativa. «Lo sapevamo e bisognava prepararsi, organizzarsi», dice Roberto Tenace, Pdl, presidente della commissione comunale ai servizi  sociali. «Invece, la ricerca di strutture d'accoglienza ha dato esito negativo - sottolinea - sono state scartate caserme e l'ex dormitorio comunale, nessuna proposta dal territorio, nessun punto di riferimento negli enti locali. Non rimaneva che l'albergo».
Maria Castelli

a.savini

© riproduzione riservata