Mercoledì 18 Maggio 2011

Cinquecento profughi in arrivo
Saranno sistemati tutti da noi

COMO Oltre 500 profughi nel Comasco: è il calcolo sull'emergenza conseguente alla guerra in Libia e agli sbarchi in Italia. È previsto che nel nostro Paese approdino almeno 50.000 fuggiaschi; ogni 10.000, per la ripartizione concordata tra Stato e Regioni, 103 saranno assegnati alla nostra provincia che ne ospita già 66 e dove saranno collocati, chi li assiste, quanto resteranno e con quale esito «è un problema vero, un problema serio, che bisogna risolvere. Ai profughi bisogna dare un'assistenza civile ed umana». Sono le parole di Roberto Giarola, soggetto attuatore del reperimento di strutture, mandato in Lombardia da Franco Gabrielli, prefetto della Protezione Civile nazionale. Il dottor Giarola s'è incontrato ieri a Villa Gallia con il presidente provinciale, Leonardo Carioni, il dottor Nicola Venturo, rappresentante del prefetto, il vicesegretario Anci Lombardia, Rinaldo Redaelli, già sindaco di Lurago d'Erba, presenti gli assessori alla protezione civile, Ivano Polledrotti e ai lavori pubblici, Pietro Cinquesanti, una ventina di sindaci. Come ha notato Carioni, tutte le Regioni hanno individuato nell'assessorato alla protezione civile il coordinatore dell'emergenza; la Lombardia non l'ha fatto e così Roma ha mandato il dottor Giarola, funzionario preparatissimo, mentre le competenze per la gestione sono in capo alla prefettura di Milano e, a ricaduta, sulle prefetture provinciali, le quali si avvarranno  del volontariato. Un altro gruppo è in arrivo e i posti ora sono zero: al dottor Giarola si sono illuminati gli occhi quando ha saputo che a Como c'è un dormitorio nuovo da 800.000 euro e da 60 posti, vuoto. Entusiasmo subito sopito: non è disponibile. «I problemi vanno affrontati - sottolinea Carioni - e un problema come quello dei profughi mette alla prova la capacità di amministrare». Polledrotti ha fatto cenno ai campi profughi: la protezione civile provinciale è in grado di allestirli e gestirli alla perfezione. Ma se ce ne sarà uno, sarà a Vendrogno, Lecco.
Gianora cerca posti e poiché non li trova, chiede agli alberghi: nel comasco, fino a ieri, nessun altro albergo è stato reperito. Il dipartimento paga, 46 euro al giorno, sono fondi speciali, fondi per l'emergenza, sono nel bilancio dello Stato, niente è chiesto a Comuni, Province e Regioni. Ma è proprio così? Ha espresso perplessità Franca Gualdoni, dirigente ai servizi sociali del Comune di Como, unica rappresentante per il capoluogo, nessun amministratore si è fatto vedere, eppure è proprio in città che sono presenti profughi, a Tavernola, a Rebbio e a Camerlata. «Sono richiedenti l'asilo - ha detto la dottoressa Gualdoni - otterranno l'asilo e il permesso di soggiorno: il Comune di Como ha assistito centinaia e centinaia di richiedenti asilo che hanno chiesto ai nostri servizi casa, lavoro e soldi. Quando finirà l'emergenza, saranno in carico ai Comuni?». Gianora ha definito la sistemazione alberghiera «di transito» ed ha sottolineato la necessità di ripartire in strutture stabili i profughi, piccole unità in ogni paese: non è possibile indicare quando finirà l'emergenza, ma per la definizione di una domanda d'asilo, occorrono dai 6 agli 8 mesi. L'hanno presentata tutti, tutti resteranno. Ma come ha sottolineato Claudio Ghislanzoni, vicesindaco di Erba, nel caso di accordi con strutture alberghiere, sarebbe opportuno domandare l'assenso delle amministrazioni locali e ha chiesto che i Comuni non siano lasciati soli, nonché garanzie di rimborsi sui costi che  assumono. «L'Ente locale - ha concluso Ghislanzoni - ha già difficoltà a gestire le proprie emergenze quotidiane».
Maria Castelli

a.savini

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