Mercoledì 01 Giugno 2011

Ladro senza patria
impossibile espellerlo

COMO Lo Zelig dei clandestini ha il volto di Mohamed, anzi di Ahmed, che a volte diventa Alì, e altre ha il volto di Omar. Di lui i terminali di polizia conservano ben 27 identità differenti, praticamente una per ogni sette mesi trascorsi in Italia, tre nazionalità diverse e ben 28 precedenti penali. Dal 1993 gira l'Italia - ultimamente il Comasco - da clandestino. Anni in cui l'uomo ha collezionato arresti e condanne soprattutto per furto, ma anche per rapina. Una storia paradossale che ha una sola certezza: nonostante il protagonista di questo trasformismo criminogeno abbia dimostrato di non aver alcuna intenzione di cambiare vita e smettere di delinquere, le autorità italiane sono disarmate e non riescono a procedere al suo accompagnamento coatto alla frontiera. Il motivo è semplice: perché ad oggi nessuno è riuscito davvero a capire quale sia la vera identità di questo mago dei trasformismi, uno Zelig, appunto, proprio come il personaggio interpretato sul grande schermo da Woody Allen.
L'uomo senza nome, ieri mattina, era dietro le sbarre della gabbia nell'aula del tribunale di Como, per rispondere dell'ennesima accusa di furto, questa volta tentato. Tutto risale a lunedì quando il misterioso clandestino, che ieri ha detto di essere algerino e di avere 42 anni, ma che la volta prima aveva detto di essere un tunisino di 38 anni e prima ancora un marocchino di 45, viene acciuffato dai carabinieri in via Pio XI a Tavernola, mentre cerca di mettere a segno un furto all'interno di un'auto lì parcheggiata. Il nostro Zelig è stato però visto armeggiare con la serratura della vettura da un vicino di casa del proprietario, non ha perso tempo, ha contattato l'amico e successivamente pure i carabinieri.
Quando i militari sono arrivati a Sagnino hanno bloccato il clandestino e lo hanno portato in caserma. È bastato mettere le impronte digitali nella banca dati della polizia per scoprire una carriera davvero poco lusinghiera: fogli e fogli di precedenti penali e di "alias", ovvero di identità false fornite agli agenti a ogni fermo. Impronte che però non hanno condotto, in ben 18 anni di presenza in Italia, a scoprire la vera identità di Zelig: gli accertamenti da parte dell'Interpol hanno scoperto che non vi sono risultati in Marocco, neppure in Tunisia e l'Algeria pare non aver risposto. Fatto sta che, anche volendolo espellere, non è possibile perché non si sa a chi consegnarlo.
E così ieri, Mohamed - Omar - Ahmed - Alì, ha patteggiato l'ennesima condanna: 8 mesi che sconterà in carcere per tentato furto. Di lui, forse, se ne tornerà a parlare nel gennaio del 2012: al prossimo alias e al prossimo fermo.
P. Mor.

a.savini

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