Lunedì 06 Giugno 2011

Ticket, tremila furbetti
Ma ora la pacchia è finita

COMO Stop ai furbetti del ticket: dal primo luglio, non saranno più accettate le autocertificazioni sui redditi per l'esenzione dal pagamento delle prestazioni fornite dal servizio sanitario, visite, analisi, indagini diagnostiche, farmaci. Sarà il medico di famiglia ad apporre sulla prescrizione un apposito codice che attesta il diritto all'esonero dal ticket sanitario, massimo 36 euro. La Regione sta per inviare una lettera a tutti coloro che hanno diritto nella quale comunica il codice da utilizzare ed erano stati gli stessi medici di famiglia a chiedere di trovare un sistema che garantisse la privacy del paziente e, nello stesso tempo, non favorisse i brogli. «Noi non siamo agenti del fisco - avevano obiettato anche l'Ordine e i sindacati dei medici di Como - non possiamo chiedere la dichiarazione dei redditi ai nostri pazienti per stabilire se sono esonerati dal ticket». L'esenzione dal ticket è di due tipi, per patologia e per reddito e in questo caso, la soglia d'esenzione è di 36.151,98 euro: sotto questa, gli ultra sessantacinqueenni, i disoccupati, i cassaintegrati sono esentati dal pagamento ed è il reddito familiare quello che vale. In provincia di Como, sono 11.528 i pazienti, autocertificati, esenti per reddito dal ticket, un milione e centomila in Lombardia, ma la Regione ha calcolato che i furbetti sono il 25%: dichiarano redditi inferiori alla soglia per avere l'esenzione. Sul Lario, quasi tremila persone: 2800 per essere più precisi. È un caso noto a Como: qualche anno fa, tra il 2004 e il 2005, Asl ed Azienda ospedaliera avevano eseguito controlli a campione sulle autocertificazioni e 200 - 300 pazienti erano stati denunciati per truffa, ma non mancarono le assoluzioni: non c'era stato dolo, nelle autocertificazioni, bensì sbaglio in buona fede e per evitare questi sbagli, erano stati cambiati i moduli per le autocertificazioni, in modo che la domanda fosse chiara. Infatti, alla richiesta: «Quanto guadagna?», molti fornivano l'importo della pensione e perciò restavano sotto la soglia. In realtà, avrebbero dovuto fornire l'importo del reddito, che deriva da beni mobiliari ed immobiliari,oltre che da quello familiare e ci fu chi, per esempio, non dichiarò entrate sporadiche, come una vendita di immobili, che in quell'anno gli aveva alzato la soglia. In tribunale, andarono in scena tante storie umane, in cui si sovrapponevano presunte esenzioni per reddito e vere esenzioni per patologia. Ci fu anche una casalinga che, allo sportello dell'ospedale, dichiarò «reddito zero», rispondendo a domanda. Dopo qualche giorno, leggendo di altri che erano finiti nei guai, tornò alle stesso ospedale a dire che s'era sbagliata: avrebbe dovuto dichiarare il reddito di famiglia. Casi umani, ma anche casi, ha stabilito la Regione, di vere e proprie bugie e già nel 2009, un decreto ministeriale impose il potenziamento dei controlli contro l'evasione del ticket sanitario. Il 10 maggio scorso, la Regione ha emesso il provvedimento, ma la Asl ha già concordato da tempo con la Guardia di Finanza un «protocollo» per stanare i furbetti, sotto il segno della giustizia sociale, poiché chi abusa, toglie risorse a chi ne ha veramente bisogno. Il «protocollo», infatti, non si propone solo lo scopo di tutelare gli interessi dell'Erario, che pur sono importanti.
Maria Castelli

a.savini

© riproduzione riservata