Domenica 19 Giugno 2011

Ora il lago si vede
Merito dell'erba

COMO Se la trovano lì di colpo, due passi dopo il Tasell, davanti all'attracco del Concordia, direzione giardini a lago. Verde come una mela verde. Verde come un green da golf. Verde come gli specchietti della Mini fluo. Verde come i campetti degli oratori. All'inizio piglia un colpo a tutti. Verde e fintissima. Come un paradiso artificiale. Un campo giochi per bambini, quei tappetini per giocare a golf in ufficio. A toccarla, sembra plastica, anzi sembrano le setole di una scopa. Rigida e più verde del verde bottiglia e dei piselli in scatola. Qualche metro è già stato messo a terra. Altri sono arrotolati e protetti da teloni. In giro ci sono i taglierini che servono per seguire tutti i bordi e gli angoli che il lungolago non è il rettangolo di San Siro. Chi passa resta abbagliato. Lo choc è comune a tutti. Ma poi la maggior parte dei pareri confluisce su un punto: «Almeno adesso si vede il lago. È chiuso da troppo tempo. Quel muro non permetteva di vedere niente. Era ora che lo riaprissero». Lo dicono anche Barbara e Stefano Rossi che però l'erba non riescono proprio a farsela piacere: «Perché quel verde proprio in sintonia con l'ambiente non è. Qui poi è tutto classico. Sarebbe stato bene un marmo bianco. Come hanno fatto sul lago Maggiore. O anche a Chiavari. Hanno rifatto tutto in stile, in pietra. Non come qui. Sembra un parco giochi per bambini, mancano solo i gonfiabili e poi siamo a posto. Speriamo che sia davvero passeggero. E poi lo levino perché così stona troppo».
Lo dice anche un ragazzo giovane. «Io sono di Como. A me non piace. Orrenda». E se ne va con la fidanzata. Chi è oltre i 50 si ferma a pensarci più su. Come un gruppo di turiste di Crema: «Una vergogna. Mi meraviglio che i comaschi non si siano ancora ribellati a questo orrore cacciando il sindaco». «A me non dispiace - mormora un signore -. È già tanto che si veda il lago. Prima era tutto chiuso. Adesso si vede qualcosa. Anche se temo che resterà chiuso ancora per parecchio». Tre quarti del lungolago è cantiere. Il marciapiede dove cammina la gente è dissestato e bisogna anche stare attenti a dove mettere i piedi per non cadere. «Era meglio il prato vero - dicono Alessandra e Alberto Fumagalli di Missaglia -. Ma soprattutto sarebbe stato meglio se non avessero fatto e rifatto tutto cento volte. Così hanno buttato un sacco di soldi. Perciò almeno adesso potevano mettere l'erba vera». «Ma poi l'erba diventa gialla - commenta l'amica Rosa Martines -. A me non dispiace». «Forse per la passeggiata è meglio questa» interviene l'altro amico, Celestino Spreafico. E il dibattito si anima. È questo il merito della passerella verde che Zambrotta sta mettendo al lago. Almeno è una novità. C'è qualcosa di nuovo da vedere. «E non un muro, quello meglio non vederlo da nessuna parte», commenta una signora di Milano che dice di apprezzare l'erba sintetica mentre figlie e marito annuiscono.
«A noi piace - dicono Mario e Manuela Pozzi di Rebbio -. Almeno lui si è impegnato e ha pagato i lavori. Ha dato una scossa. Qualcosa si è mosso. Altrimenti ci sarebbe ancora il muro e non si vedrebbe neppure il lago». «Orrenda», non cambiano idea due signore prima di sfilare via neanche con i tentativi dei mariti: «Era peggio il muro». Stefano Rizzi dà un'ultima chance: «Siamo solo all'inizio». Vediamo come viene il progetto finale.
Anna Savini

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