Domenica 19 Giugno 2011

I più ricchi e i più poveri d'Italia
abitano tutti nel Comasco

COMO - Ricchi (veri) e poveri (in parte solo apparenti) sono tutti qui, sul lago di Como. Si parla di Irpef pro capite versata nelle casse del Fisco e i comuni lariani si ritrovano ai primi posti sia nella classifica dei paperoni sia in quella dei poverelli. Ma, fatta la tara delle situazioni particolari (che valgono tanto per il dato positivo di Campione quanto per quello negativo della Val Rezzo e della Val Cavargna), conta soprattutto il posizionamento del capoluogo a livello nazionale: con 4.003 euro di Irpef versata cal cittadino medio (fanno statistica anche pensionati e bambini) ci collochiamo al 21° posto in Italia.
Se la classifica elaborata dall'Ifel, il centro studi dell'Anci, mira, come ci si augura, a misurare la ricchezza, e non l'evasione, fa piacere apprendere che i comaschi si collocano sopra la media nazionale e che, di conseguenza, alla faccia di tutte le crisi, qui si sta ancora meglio che in molte altre parti d'Italia. Meno confortante il confronto con le altre province lombarde: in questo caso, Como si colloca al decimo posto su dodici. La Lombardia, da decenni centro nevralgico dell'economia italiana, occupa le prime quattro piazze: prima Milano con un gettito Irpef di 6.357 euro pro capite, seconda Bergamo con 5.202, terza Monza con 5.172 e quarta Pavia con 5.065. Al nono posto troviamo Varese, con 4.373, al dodicesimo Mantova (4.262), al quattordicesimo Lecco (4.235), al quindicesimo Lodi (4.223) e al diciottesimo Brescia (4.131). Soltanto Sondrio (3.842 euro di Irpef pro capite) e Cremona (3.764) finiscono alle spalle di Como nella speciale classifica dei capoluoghi lombardi.
Tornando ai comuni più ricchi e più poveri, è storico sia il dato di Campione (2° in Italia con 9.686 euro), che si spiega con la presenza del casinò e di stipendi decisamente sopra la media, sia quello delle valli situate agli estremi confini della provincia (Val Rezzo con 190 euro e Cavargna con 329 sono ultimi tra gli 8.094 comuni italiani). Per queste ultime, non è solo una questione di povertà atavica (vale per i tanti emigrati in Sud America del primo Novecento, piuttosto che per i magnani che dalla Val Cavargna giravano ad aggiustare pentole per mezza Lombardia), ma anche, e soprattutto, di frontalierato. Numerosi residenti lavorano in Svizzera e la dichiarazione dei redditi la fanno di là.
Pietro Berra
p.berra@laprovincia.it

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