Domenica 19 Giugno 2011

Atti osceni nel parco
Tre ragazze denunciate

COMO - L'unica certezza sono le tre denunce rifilate per atti osceni, epilogo di un pomeriggio caldissimo trascorso in riva al lago. Perché quanto a tutti gli altri dettagli di questo strano episodio - che si colloca attorno alle 15 dello scorso mercoledì - germogliano già leggende coloratissime, e non sempre conciliabili, per logica, con la cronaca. Le protagoniste sono tre donne sui trent'anni, due tedesche e una olandese, sorprese, tra loro, in atteggiamenti molto, come dire?, affettuosi. A diversi passanti, sedute su una panchina del parco, le tre amiche avrebbero fornito uno spettacolino decisamente fuori misura, ma a tal punto fuori misura da indurre più d'un testimone a ritenere che si trattasse di una sorta di candid camera, sia pure particolarmente scabrosa. Una telecamera, peraltro, c'era davvero, a rendere se possibile ancora più intricato il quadro: la impugnava una delle tre, che riusciva a combinare le riprese con il resto del copione. L'aspetto singolare della vicenda riguarda il quarto incomodo, o il regista se preferite: si tratta di un quarantenne germanico, un musicista pare, che appunto dirigeva l'orchestra delle amiche, immortalandone le gesta con la sua macchina fotografica a breve distanza, acciocché l'impresa fosse documentata per i posteri. È filato tutto soprendentemente liscio almeno fintanto che il set è rimasto all'interno del parco, ma quando il trio ha deciso di trasferirsi a recitare un poco più in là, cioè all'inizio della passeggiata a lago, il "gioco" si è guastato. Opportunamente bonificata di tutti gli orpelli aggiunti nelle ore e nei giorni successivi da chi c'era (ma anche da chi non c'era), la versione ultima è più o meno questa:agghindate di abitini con gonnetta corta, le tre amiche si appoggiano alla balaustra della passeggiata, e da essa si sporgono come a voler scrutare l'acqua. E mentre si sporgono, le gonnette svolazzano sollevate dall'aria tiepida di questo pomeriggio di prima estate, con l'effetto di mostrare quel che altro non copre.
È troppo. Davvero. «Una vergogna» sibila qualcuno nel telefono del 113, la cui centrale operativa invia una volante. La polizia piglia tutti in castagna. Le tedeschine, l'olandesina e il maestro, un uomo cordiale e sorridente, che non si sottrae, anzi. Dice che quelle foto sono il suo passatempo innocuo, chiede di "risparmiare" le ragazze, ma gli agenti non hanno pietà. Le tre denunce, alla fine, sono per atti osceni, anche se qualche testimone giura di non avere mai visto, da queste parti, nulla di più incantevole.

p.berra

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