Mercoledì 22 Giugno 2011

Qui i ministeri ci sono già
A Como 25mila dipendenti

COMO Lo Stato e il Governo sono già qui, con i loro uffici territoriali che, direttamente o indirettamente, dipendono dai ministeri e costituiscono il pianeta pubblico comasco, 25.000 lavoratori, compresi gli enti locali.
La Lega vuole trasferire ministeri al Nord, ha già trovato anche la sede nella Villa Reale di Monza per due dipartimenti della presidenza del Consiglio, le riforme per il federalismo e la semplificazione. Qualche buontempone comasco ha approfittato dell'occasione per suggerire un dipartimento del Commercio estero a Villa Olmo, sia perché la nostra economia esporta il 40% e ha una propensione del 63% ai mercati internazionali, anno più, anno meno, sia perché abbiamo avuto esperienza di ministri ombra dell'interscambio con l'estero: i contrabbandieri. Ma è un modo scherzoso per entrare in un dibattito serio, che sta agitando mondo politico ed esperti intorno alla domanda: perché trasferire da Roma 33.000 dei 174.681 dipendenti ministeriali? Calcoli Sole 24 Ore.
«La Lega ha fallito i propri obiettivi e rilancia con il trasferimento al Nord di ministeri. Ma si tratta di un trasferimento di apparati o di poteri decisionali?», osserva il professor Silvio D'Andrea, docente alla Bicocca, studioso sul federalismo. «Federalismo fiscale - precisa - che dà autonomia impositiva, altrimenti non esiste». Ma che cosa cambia se un centro decisionale è a Roma o a Milano? «Lo spostamento è fondato sulla convinzione che un ministero al nord privilegia il Nord - sostiene D'Andrea - decide la politica, l'economia, l'organizzazione burocratica su misura delle esigenze del territorio. Ma un semplice trasferimento di ministeri è un costo inutile e non risolve il vero problema: contenere la spesa pubblica e dare efficienza alla pubblica amministrazione. Se ci sono fondi, vanno destinati a incentivare le economie locali». Però ministeri al nord svilupperebbero posti di lavoro. «Quali? - conclude il professore - Spostano lavoratori da Roma al Nord. I veri posti di lavoro sono creati dall'attività produttiva». Costi ed efficienza: da anni, a Como, gli uffici pubblici sono in lotta sui due fronti. Manca il 20 - 30% del personale e fra agenzie, responsabilità, budget, ai dirigenti e ai direttori non è possibile prendere decisioni senza consultare la direzione regionale, la quale consulta quella nazionale. Decisioni anche banali, per non parlar d'acquisti anche solo di cancelleria: disposizioni perentorie e controlli severi, ai quali seguono punteggi e valutazioni. Dall'«anarchia» di un tempo a successivi giri di vite ed è disagio crescente, all'interno del pianeta pubblico comasco che è davvero cresciuto in professionalità. «Non dovessimo perdere tanto tempo in rapporti, relazioni, statistiche, forniture di dati che chissà a chi servono e dove vanno a finire: l'apparato pubblico è diventato un enorme produttore di carte, tanta carta da tappezzare il mondo», dice il dirigente di un ente, mentre guarda il computer con malinconia: s'è bloccato di nuovo, sistema centrale in tilt.
A Como, sono rappresentati un po' tutti i ministeri (vsi veda alla scheda accanto) e i ministeri sono pervasivi anche negli enti locali, Comuni, Province, Camera di Commercio, organizzazioni economiche: sono loro, Governo e Stato, che tengono i cordoni della borsa, sono loro che legiferano, dispongono, regolano, ordinano, sanzionano. A volte lisciano il pelo.
Maria Castelli

a.savini

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