Mercoledì 29 Giugno 2011

Bin prova a scagionare Rinaldin
"Non è corrotto, ho mentito"

COMO Il pubblico ministero aveva forse paura che Giorgio Bin se lo fosse dimenticato, che in un'aula di tribunale la menzogna non è consentita. Sarà per questo che in poco più di tre ore di serrato botta e risposta, nell'ambito di una delle udienze più importati nel processo a carico del consigliere regionale del Pdl Gianluca Rinaldin, per non meno di cinque volte il magistrato si rivolge al testimone (ed ex imputato) per richiamarlo all'ordine: «Le ricordo, Bin, che lei è sotto giuramento». Sì, l'ex assessore provinciale al Turismo se lo ricorda. E sfidando una nuova incriminazione, schiacciato a quel bivio che conduce da un lato alla calunnia e dall'altro alla falsa testimonianza, ritratta tutte le accuse fatte contro al suo predecessore a Villa Saporiti.
Lo aveva fatto un anno e mezzo fa sul giornale, accettando di farsi intervistare da La Provincia, lo ha ribadito ieri nel primo round di una testimonianza che proseguirà a ottobre.
Tra qualche «non ricordo», alcuni «distinguo» e una marea di «ora le spiego», Giorgio Bin - che nell'inchiesta Lake Holidays, ovvero la tangentopoli sulla promozione del lago di Como, ha patteggiato 1 anno e 9 mesi di carcere per corruzione e truffa aggravata - ieri pomeriggio in tribunale a Milano ha soprattutto ribadito due concetti. Il primo: «Umberto Tagliaferri (l'allora direttore del Coordinamento turistico lago di Como sotto inchiesta per truffa aggravata ai danni della Regione Lombardia per i  lavori di ristrutturazione del lido di Menaggio ndr) non mi ha mai consegnato una busta piena di soldi da consegnare a Rinaldin. Quella tangente me la sono inventata io». Il secondo: «Della truffa del lido il consigliere Rinaldin non sapeva assolutamente nulla».
Il pubblico ministero Luca Poniz, che si aspettava la ritrattazione di Bin, s'è presentato in aula preparato e combattivo. E al suo testimone ha fatto decine di contestazioni: non soltanto gli interrogatori resi a suo tempo, quando l'ex assessore al Turismo di Villa Saporiti confezionò un'accusa di corruzione all'enfant prodige delle preferenze della politica lariana, ma anche le numerosissime intercettazioni telefoniche nelle quali l'ex politico lariano non manca di tirare in ballo Rinaldin.
Pur in presenza del suo avvocato, ovvero il legale comasco Lucio Levi, Giorgio Bin era in aula nella semplice veste di testimone. Ma è chiaro che la sua testimonianza rischia, per lui, di avere conseguenze penali. Sia che venga ritenuta credibile. Sia nel caso opposto.
In aula, ad ascoltare ogni parola del suo ex grande accusatore, anche lo stesso Gianluca Rinaldin (che è a processo per corruzione, truffa aggravata, finanziamento illecito ai partiti e falso). Tra i due non un saluto, né una stretta di mano. C'è ancora tempo: il 5 ottobre si torna in aula per il secondo round del grande dietrofront.
P. Mor.

a.savini

© riproduzione riservata