Giovedì 30 Giugno 2011

Caso archivio di Stato,
lo spreco arriva a Roma

COMO - «È inconcepibile che il ministero dei Beni culturali continui a pagare 200.000 euro l'anno per uno stabile privato, per il quale lo sfratto è già esecutivo da anni, senza che nessuno si muova per reperire sul territorio un'altra struttura, stavolta pubblica, per l'Archivio di Stato»: è un passo dell'interrogazione che i deputati comaschi leghisti Nicola Molteni ed Erika Rivolta hanno inviato al ministro Giancarlo Galan.
Ripercorrono la vicenda dell'Archivio di Stato, 2.500 metri quadrati in via Briantea, in un palazzo un tempo seteria. La causa di sfratto s'è conclusa nel 1989: da allora, si sono susseguiti gli avvisi di sloggio, con tanto di ufficiale giudiziario che ogni volta non poteva procedere. Né l'attuale proprietà che fa capo al Gruppo Sampietro può pensare di mettere in mezzo ad una strada dieci chilometri di scaffalature, 700 pergamene antiche, atti del 1.100 e del 1.300. Di fatto, il ministero corrisponde un'indennità di occupazione, poiché non ha nessun titolo giuridico per rimanere nel palazzo e si calcola che in tutti questi anni siano stati versati tre milioni e mezzo di euro. Una sede alternativa non è mai stata trovata, sotto il segno della funzionalità per l'Archivio e del risparmio di risorse pubbliche. L'unica soluzione che sembrava percorribile: un'ala della Caserma De Cristoforis, Centro Documentale, ma è indisponibile. È ancora del Demanio Militare, forse uscirà «dalle capacità gestorie di codesto istituto», come dice una lettera di qualche anno fa. Per il momento, trattative inesistenti. I due deputati della Lega, per l'occasione, sottopongono al ministro la fotografia degli immobili a funzione pubblica a Como per rimarcare che lo Stato paga affitti, ma tiene vuoti immobili di proprietà. «Da anni, a Como - scrivono Molteni e Rivolta - è in corso una girandola di sedi e di uffici pubblici e diversi sono i palazzi liberi: un esempio per tutti è Villa Giovio, di proprietà dell'Inail, costruito quindi con le risorse delle imprese e dei lavoratori. Giace inutilizzato. Liberi sono anche la ex caserma della Guardia di Finanza di via Parini e l'ex carcere di San Donnino». Non solo: «Molti sono poi gli immobili che il Demanio ha ceduto al Fondo Immobili pubblici per essere messi in vendita sul libero mercato e sui quali paga un lauto affitto: sede dell'Inps di via Pessina, 607mila euro d'affitto l'anno, palazzina di Brogeda, 260mila euro, Motorizzazione Civile, 433mila euro», sottolineano i deputati e commentano: «A pochi giorni dal varo di una manovra finanziaria da 40 miliardi, che chiederà sacrifici a tutte le categorie sociali, emerge una spaventosa inefficienza nella gestione in generale degli immobili pubblici e, in particolare, nella zona di Como, dove molti edifici rimangono inutilizzati e dove invece si spendono migliaia di euro per affitti di edifici privati».
Chiedono al ministro di intervenire, «per trovare al più presto una nuova sede pubblica per l'Archivio di Stato» e per far sapere «a quanto ammontino i canoni d'affitto pagati dal ministero per l'immobile di via Briantea, n.8». Ieri, l'on. Rivolta dopo l'audizione del ministro Galan in commissione, s'è avvicinata al titolare dei Beni Culturali e gli ha accennato al caso Archivio di Stato di Como. Il ministro ha assicurato che sta raccogliendo informazioni.
Maria Castelli

p.berra

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