Venerdì 01 Luglio 2011

Fondi frontalieri, il verdetto:
dimezzati dagli svizzeri

BELLINZONA  La metà dei ristorni 2010 dei frontalieri rimane in Canton Ticino: 23 milioni di euro circa saranno in pagamento all'Italia, destinati ai Comuni e alle Province di confine; l'altro 50% è vincolato su un conto corrente di Banca Stato e sarà sbloccato solo quando inizieranno «trattative serie» con il nostro governo.  È la «terza via» sulla controversa questione che da mesi tiene in apprensione le nostre zone di frontiera o, come ha detto qualcuno, è la «mezza ritorsione» praticata dal Governo di Bellinzona. Non ha congelato del tutto i fondi fiscali prelevati sul salario dei nostri lavoratori; non ha dato loro il completo via libera, come chiedeva il Governo Federale, il presidente Micheline Calmy Rey in prima persona che la settimana scorsa aveva esortato il Canton Ticino a non inasprire gli attriti con l'Italia, ma a privilegiare il dialogo, poiché qualche apertura si era manifestata. Invece, i cinque ministri del Canton Ticino hanno messo in atto le misure che avevano annunciato e ribadito a Como durante l'assemblea generale della Regio Insubrica: «Roma non vuol ascoltare le nostre ragioni. Dobbiamo reagire». La decisione è stata comunicata ieri sera, al termine del consiglio dei ministri ticinesi al completo. Era attesa martedì, ma il ministro del Partito Popolare Democratico, Paolo Beltraminelli, era in vacanza in Sardegna, non è stato accettato il suo voto per teleconferenza: i ministri leghisti Marco Borradori e Norman Gobbi si erano espressi per il congelamento totale; i ministri Laura Sadis, presidente del Consiglio e Manuele Bertoli chiedevano di versare i fondi, 55 milioni di franchi, una «pioggia d'oro» al cambio di ieri, 1,18 euro. Consiglio spaccato, dunque e, intanto, avanzava la «terza via», metà pagamento, saldo in un futuro imprecisato. Si è concretizzata ieri, a maggioranza: il ministro Beltraminelli è atterrato a Malpensa alle 15; ha raggiunto Bellinzona, alle 16,30 è cominciata la riunione. Poco prima delle 19, il verdetto: l'esponente popolare-democratico ha votato con i ministri leghisti.  Dal 1974, anno dell'accordo Roma - Berna sul riversamento in Italia del 38,8% delle imposte prelevate sul lavoro dei frontalieri, non era mai successo che fossero bloccati, se non per qualche disguido tecnico al quale è stato posto subito riparo. E' prevalsa la linea dura, non durissima, ma sono grattacapi per i Comuni e le Province di confine: sono 804 euro a frontaliere, al momento dimezzati e niente può coprire la mancata assegnazione, se non una pressione fiscale pesantissima sulle addizionali dei contribuenti Irpef o compensazioni dallo Stato. Forse non è il momento. Dura la reazione del sindacato italiano. Claudio Pozzetti, segretario frontalieri della Cgil condanna la decisione «senza esitazione». E chiede «l'intervento immediato dei due governi, italiano ed elvetico, visto che anche Berna si era già dichiarata contraria a questa decisione. Ora occorre solo un tavolo - sollecita Pozzetti - intorno al quale si affrontino tutte le questioni ancora aperte, dalla black list ai ristorni, e si metta così fine a queste questioni». Dure anche le reazioni politiche. «Grande allarme per la decisione del Consiglio di Stato - è il primo commento dell'onorevole comasca del Pd, Chiara Braga - i Comuni frontalieri si vedranno costretti a tagliare i servizi ai cittadini, a causa delle mancate entrate derivanti dai ristorni» e fa appello al Governo. Già ieri, in aula, ha sollecitato il ministro degli esteri, Franco Frattini, «perché riprenda i rapporti e riattivi i canali diplomatici con la Svizzera per tutelare gli interessi dei lavoratori frontalieri e dei Comuni di confine con maggior concretezza e serietà di quanto fatto finora». Ma il Canton Ticino vuole ridiscutere la materia dei frontalieri, perché non devono più tornare a casa ogni sera, insieme alle altre questioni, come la doppia imposizione fiscale. Ma il nostro Governo contesta il segreto bancario inossidabile che copre i capitali all'estero e i loro titolari.
Maria Castelli

a.savini

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