Domenica 03 Luglio 2011

Ca' d'Industria, dipendenti
"usati" per coprire altri guai

COMO - Le cuoche prima. Davide Scarano poi. Prudeva la punta della penna ai vertici del cda di Ca' d'Industria la scorsa estate, quando con ben due denunce formalizzate in procura si è dato il là a una stagione di inchieste e veleni che ha sostanzialmente spostato l'attenzione di tutti dall'inchiesta sull'esternalizzazione del servizio mensa della casa di riposo. Una cortina di fumo che ora, in concomitanza con il primo anniversario delle prime inchieste sul grande pasticcio Ca' d'Industria, anche un ex esponente di quei vertici come Romolo Vivarelli riconosce: «In effetti la stampa ha fatto giustamente rimarcare che le vicende legate alle contestazioni mosse ad alcuni dipendenti potrebbero essere considerate dei diversivi per stornare l'attenzione rispetto alle questioni "vere"».
Ma come, Vivarelli? I dipendenti come Scarano hanno inconsapevolmente finito per essere usati per coprire altri guai?
Dico che avete fatto bene a rimarcarlo. Ma dico anche che non mi sento coinvolto in tale giudizio, perché io mi ero speso a trovare una giusta soluzione a questo tipo di problematica.
Urge un passo indietro. Lei è uno dei firmatari delle denunce contro Davide Scarano e le cuoche. Oggi ci dice che avete sbagliato a presentarle?
Oggi dico che la questione Scarano non può essere valutata in maniera staccata dagli altri elementi che costituiscono lo sfondo sul quale si colloca l'intera vicenda, uno scenario caratterizzato da tensioni straordinarie che sono state alimentate da soggetti e forze che si ponevano obiettivi diversi. Con una vertenza sindacale aspra e intemperanze che a mio avviso avrebbero dovuto essere evitate.
Quindi conferma quel clima da istigazione alla violenza da lei descritto nel suo primo verbale?
Nel corso della famosa riunione in Comune del 17 marzo 2010 la tensione è deflagrata in comportamenti collettivi verbali deplorevoli e in tale contesto va valutato da una parte l'atteggiamento di Scarano ma, dall'altra, anche quello mio e di quanti si sono sentiti in quella occasione oggetto di manifestazioni così ostili.
Come dire: vi siete sentiti aggrediti, da qui il vostro astio in alcune descrizioni fornite alla procura. Ma Scarano ha o no istigato alla violenza?
Non ho mai nutrito nei confronti di Scarano sentimenti di inimicizia. Al contrario, ho sempre avuto nei confronti di questo lavoratore un atteggiamento di grande comprensione. Per superare la situazione avevo suggerito che Scarano dichiarasse che lui non aveva mai istigato alla violenza, che non aveva mai inteso diffamare i membri del cda e che, se qualche cosa riportata su facebook era stata interpretata in quel modo, dicesse che non era sua intenzione. Ma la proposta non venne accettata.
In realtà Scarano e il suo avvocato, Fulvio Anzaldo, la raccontano in modo un po' differente...
Allora diciamo così: sono convinto che Scarano non ha mai istigato alla violenza, non ha inteso diffamare i membri del cda e se lui confermasse questo e dicesse che è dispiaciuto nel caso qualcuno avesse interpretato in modo diverso, per me la questione è definitivamente chiusa. Anche perché in questo modo sgombriamo il campo da questioni che hanno una valenza diversa rispetto alle cose molto più gravi che sembrano emergere.
Si riferisce all'inchiesta sui pasti, alla quale lei sta da qualche settimana collaborando attivamente?
Mi sono messo a disposizione della procura, sì. Qualcuno mi rimprovera di essermi accorto troppo tardi che alcune cose relative all'esternalizzazione del servizio cucine non erano chiare. Rispondo che è probabile, ma dico anche che nel momento in cui ho avuto gli elementi per maturare un mio convincimento su questa brutta vicenda, non ho esitato a uscire allo scoperto».
Paolo Moretti
p.moretti@laprovincia.it

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