Martedì 26 Luglio 2011

Politecnico senza scrivanie
I professori costretti ai doppi turni

COMO Una scrivania per due. E anche una poltrona che, forse, è solo una sedia: succede nella sede di Como del Politecnico, dove i docenti sono in numero superiore a quello del tavolo sul quale lavorare, possibilmente seduti quando non sono in aula e i "turni alla scrivania" comportano un'organizzazione impegnativa per non procurarsi fastidi a vicenda.
È uno dei dettagli che ieri ha impensierito i partecipanti al "Tavolo della competitività" riunito per l'ultima volta prima della pausa estiva. È l'organismo promosso dalla Camera di Commercio con i parlamentari, i consiglieri regionali, l'amministrazione provinciale e il Comune, le organizzazioni economiche e sindacali, la Pastorale diocesana del lavoro e ieri, il presidente di Univercomo, Giacomo Castiglioni, ha presentato il progetto per il Convitto universitario nell'edificio di via Tommaso Grossi. In questo ambito, la pro-rettrice della sede di Como del Politecnico, Maria Brovelli, ha illustrato il nuovo progetto interdisciplinare per la gestione delle risorse idriche che arricchirà l'offerta del corso di laurea in ingegneria ambientale e sperimenterà metodi, modelli e tecnologie innovative per rispondere alle esigenze del territorio e non solo. Infatti, l'acqua è il tema dell'intero pianeta e del futuro, attirerà studenti e docenti internazionali.
Ma la professoressa Brovelli non ha taciuto il problema della mancanza di spazi, «ristretti in via Valleggio e in via Anzani - sottolinea - Abbiamo cercato di non penalizzare gli studenti, ma la situazione per i docenti è difficile, devono mettersi d'accordo tra loro per le scrivanie». Eppure, l'università di Como punta all'eccellenza. «Ma anche alla qualità - puntualizza la pro - rettrice - e gli spazi idonei fanno parte di questo obiettivo. Il campus consentirebbe di risolvere i problemi, ma ci basterebbe la disponibilità di Villa Silvia e di Villa Chiara, all'interno dell'ex ospedale psichiatrico provinciale, per attrezzarci con i servizi necessari, dare alla nostra sede una dimensione giusta». Spazi in più per lo sviluppo, per dare una casa alle nuove attività, attivare la laurea specialistica in design, per esempio, in modo da confermare l'eccellenza comasca.


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a.savini

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