Martedì 26 Luglio 2011

Il caso Penati-Tangenti
Intervista a Luca Gaffuri

«Speriamo di risentirci in tempi migliori». La "chiosa" di Luca Gaffuri, comasco e capogruppo del Pd in consiglio regionale, la dice lunga sul momento che sta vivendo il partito dopo l'inchiesta per tangenti che travolto Filippo Penati. Gaffuri, peraltro, è stato, insieme al segretario regionale, Maurizio Martina, uno dei più assidui nel formulare una richiesta di chiarimento nel partito. Per stasera è convocata una riunione del coordinamento regionale.
Gaffuri, Penati si è dimesso dalla carica di vice presidente del consiglio regionale. In qualche modo ha raccolto le sollecitazioni sue e di Martina?
Lui già stava riflettendo sull'ipotesi di un passaggio definitivo. Di sicuro la pressione mediatica di questi giorni ha inciso.
Anche la posizione dei vertici regionali dal partito avrà avuto un peso.
Noi abbiamo condiviso tutte le sue scelte. Sia quella iniziale dell'autosospensione, sia quella della rinuncia alla carica di vice presidente dell'assemblea consiliare.
Il fatto che si sia autosospeso e abbia dato le dimissioni da vice presidente significa che non riceverà più l'indennità dalla Regione?
Si è autosospeso dagli incarichi di partito. Continuerà a svolgere l'attività di consigliere regionale. E per questa sarà retribuito.
Ma lei che idea si è fatto su questa vicenda?
e uniche informazioni che ho derivano da quanto pubblicato sulla stampa. Quello che emerge rappresenta di certo un quadro pesante, Crediamo che sia la magistrature a dover fare chiarezza. Abbiamo piena fiducia nell'operato dei giudici e ci auguriamo che Filippo Penati possa dimostrare la propria innocenza.
Per quello che si è letto sulla stampa, la difesa di Penati non sembra essere particolarmente incisiva. Affermare «non ricordo, sono fatti del 2002» a proposito di una vicenda che, secondo l'accusa, riguarda tangenti milionarie, non è molto convincente.
Le prime dichiarazioni sono state rilasciate dopo le perquisizioni e dopo aver trascorso una giornata con i militari della Guardia di finanza. A noi ha rappresentato tutto il quadro. Va detto che buona parte delle affermazioni degli accusatori appaiono contraddittorie.
Come ci sente a ritrovarsi di colpo dalla stessa parte di molti vostri avversari politici coinvolti in inchieste giudiziarie?
Di sicuro è una vicenda che non ci saremmo mai aspettati. Però non posso non sottolineare come le scelte che sono state fatte da lui e dal partito di fronte a un'indagine appena avviata, dimostrino un rispetto per la magistratura e per le istituzioni che altrove non mi pare si riscontri.
Basta per marcare la famosa diversità spesso ostentata dai Ds?
Non è un problema di diversità. Noi dobbiamo essere un partito che mette al primo posto l'onestà. E comunque io ritengo che in tutte le forze politiche vi siano persone oneste e che la politica de sempre più connotarsi per trasparenza e responsabilità.
Nelle dichiarazioni degli accusatori di Penati si parla di tangenti versate per il partito. Ne ha mai sentito parlare?
Io personalmente non ho alcun riscontro. So che i bilanci del Pd sono comunque certificati. Noi abbiamo messo al primo posto la trasparenza.
Al di là dei bilanci?
A me non risultano finanziamenti.
Sorprende il silenzio di Bersani. In fondo Penati è stato il coordinatore della sua segreteria ed è un esponente di primo piano del partito.
Bersani dopo l'avvio dell'indagine ha subito preso una posizione. So che nei prossimi giorni interverrà ancora.
Penati e Tedesco: due mazzate per il Pd.
Distinguerei il caso Tedesco dal caso Penati. Per quest'ultimo si ragiona su un avviso di garanzia con denunce. Su Tedesco la posizione del Pd è chiara: si deve dimettere.
Se lei fosse stato in Senato avrebbe votato per l'arresto di Tedesco?
Sì. E dalle dichiarazioni rilasciate dal nostro vicesegretario nazionale, Enrico Letta, si capisce non sono nostri i voti che lo hanno salvato.
Non teme ripercussioni della vicenda Penati sull'elettorato del Pd proprio nel momento in cui i sondaggi segnalano il sorpasso sul Pdl?
Io ritengo che l'elettorato valuti nel lungo periodo l'operato del partito. Certo è auspicabile che la vicenda sia chiarita al più presto.
Insomma teme qualche ripercussione.
Filippo Penati è una personalità importante del Pd e le ripercussioni saranno inevitabili. Il fatto che il partito non sia stia arroccando e confermi la propria fiducia nella magistratura è un segnale importante. Spero che i nostri elettori sappiano coglierlo.
Crede che il partito debba varare iniziative di controllo sui proprio iscritti per evitare il ripetersi di situazioni simili a quella di Penati?
Il partito ha già propri regolamenti e io ritengo che debbano essere rispettati. Così come deve essere applicato il codice etico.


f.angelini

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