Lunedì 01 Agosto 2011

Addio vecchie cabine
La Telecom le rimuove

COMO «Questa cabina sarà rimossa dal giorno 31/08/2011». Non è una minaccia, è una promessa: così comincia l'avviso fatto affiggere da Telecom Italia su alcuni dei pochi telefoni pubblici rimasti in città. Solo una manifestazione d'interesse da parte dei cittadini potrà salvare alcune o tutte le cabine destinate alla dismissione.
Come nel caso delle precedenti eliminazioni, susseguenti al diffondersi dei telefonini, il programma di riduzione delle cabine segue l'onda della diminuzione del traffico telefonico tradizionale. Non a caso gli attuali candidati al distacco sono i telefoni pubblici la cui utenza si è più ridotta negli ultimi tempi, in primo luogo la cabina in via Napoleona, all'ingresso del vecchio ospedale «Sant'Anna», e quelle in fondo a via Palestro, vicino all'entrata del pub «Civico 15» e soprattutto agli immobili che ospitavano, prima del trasferimento a Monza, il consiglio di leva ed il distretto militare.
Vista l'ottica dei «tagli», per contro, non corrono alcun rischio impianti molto vicini fra loro, ma superutilizzati, come per esempio le cabine in piazza San Rocco all'imbocco di via Milano e quelle nel prosieguo della via stessa, nei dintorni della chiesa di San Bartolomeo. Il fatto d'essere gettonatissime (anche se dai gettoni si è passati alle monete e soprattutto alle schede prepagate) dagli stranieri, che fanno della zona un autentico quartiere multietnico, garantisce loro lunga vita.
Così prosegue il testo dell'avviso: «Gentile cittadino, per chiedere che questo telefono pubblico resti attivo puoi inviare una e - mail all'indirizzo cabinatelefonica@agcom.it entro trenta giorni dalla data di affissione di questo avviso, indicando i tuoi dati, un recapito, l'indirizzo della cabina e le motivazioni della richiesta. Per informazioni chiama il numero verde 800/134.134». Il recapito telefonico può essere utile anche per le richieste di non disattivazione da parte dei non computerizzati.
In realtà i trenta giorni sono trascorsi. Appare peraltro difficile che il principale gestore della telefonia pubblica scelga di non tornare sui propri passi.

Leggi l'approfondimento su La Provincia in edicola lunedì 1 agosto

a.savini

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