Domenica 07 Agosto 2011

Sul Lario 150 bambini autistici
L'appello di una mamma

Como - Tra le tante famiglie comasche che vivono le difficoltà economiche e morali legate alla cura dell'autismo, i signori Conti di Longone al Segrino sono l'esempio di genitori che non si arrendono per garantire al piccolo Andrea tutte le possibilità di miglioramento.
La mamma Stefania Neva, che fa parte del Comitato Aba e dell'associazione "Una lanterna per la speranza" con sede a Molteno, ma a cui aderiscono molti comaschi, grazie anche all'aiuto del consigliere regionale del Pd Luca Gaffuri, a giugno è arrivata fino al Pirellone per denunciare la situazione insostenibile che la sua famiglia si trova ad affrontare senza un aiuto decisivo da parte dell'ente pubblico.
«A mio figlio, che compirà 5 anni ad ottobre, è stato diagnosticato l'autismo in età abbastanza precoce - spiega Stefania - e da gennaio, iniziato l'intervento Aba, i progressi sono arrivati e velocemente, sia per quanto riguarda la sua autonomia che nelle relazioni. Alla scuola di via Stanga a Erba, dove gli educatori conciliano il loro lavoro con l'Aba, Andrea riesce ad interagire con i compagni. All'inizio mi era stato detto che non avrebbe mai parlato, ma di fatto ora sta iniziando a costruire la frase e quindi si tratta di avere la consapevolezza, come genitori, di seguire un percorso assolutamente adeguato, ma di non avere la capacità economica per sostenerlo e questo è molto frustrante. Per questo chiediamo che venga dato un contributo economico a tutte le famiglie che hanno iniziato un percorso psico-educativo».
Mamma Stefania impiegata part-time e papà Alberto autista, hanno anche Jessica a cui pensare e a cui garantire la serenità indispensabile per tutti i bambini. Con due stipendi su cui contare ma un mutuo e rate mensili sulle spalle sostenere da soli le spese delle 30-40 ore di lavoro che servono ad Andrea per curarsi è davvero difficile. La spesa, per loro, supera i 2.500 euro e l'invalidà percepita è di 480 euro.
Anche gli sforzi del Comune di residenza, che ha messo a disposizione per 10 ore un educatore all'asilo o le due sedute settimanali da 45 minuti col logopedista, previste dal Servizio sanitario nazionale sono sicuramente apprezzati dalla famiglia però ancora insufficienti. Sul Lario, tra l'altro, anche La Nostra Famiglia ha diverse sedi che si occupano proprio della cura di questo tipo di disturbo.
«Il diritto alla cura dovrebbe essere dovere di uno stato civile e la priorità di un sistema sanitario. Faremo di tutto per trovare un aiuto ai nostri figli meno fortunati ma non incapaci. Ribadisco, come ho detto davanti alla terza commissione sanità lombarda  - conclude Stefania - che è fondamentale un intervento da parte dello Stato. Lo sento un dovere di mamma e nei confronti degli altri genitori che purtroppo non hanno avuto, in questa situazione confusa,  la possibilità di trovare un percorso educativo corretto».
Mara Cavalzutti

g.bardaglio

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