Martedì 09 Agosto 2011

"Più poveri a Como
Colpa dei politici"

COMO La «politica degli affari, gli interessi personali, il clientelismo» ci hanno ridotti male. Non basteranno la sveglia ai politici e il rilancio dell'economia per superare la crisi in corso: prima di tutto vengono l'aiuto concreto alle persone in difficoltà e la partecipazione attiva dei cittadini alla cosa pubblica.
Lo dicono Acli e Caritas e le loro affermazioni scaturiscono dall'esperienza quotidiana e non sono in contrasto con l'appello del 3 agosto scorso, firmato dalle organizzazioni economiche e sindacali.
È pienamente condiviso; anzi, è ampliato da Luisa Seveso, presidente delle Acli e da Roberto Bernasconi, direttore di Caritas che, infatti, rivolgono la loro nota congiunta, così la chiamano, «ai firmatari dell'appello del 3 agosto», alle amministrazioni locali di tutta la provincia, ai partiti politici e alla Chiesa locale. Perché: «L'unità di intenti tra le forze politiche e sociali - affermano - l'impulso all'economia e alla produttività, la fine di sprechi e di posizioni di vantaggio, in particolare nell'ambito politico, sono obiettivi imprescindibili». Ma questi obiettivi possono essere raggiunti, sottolineano, solo a condizione che siano condivisi e vissuti come propri da tutti i cittadini, «a partire da quanti sono chiamati ai maggiori sacrifici».
La loro analisi: anche nella nostra città e nel nostro territorio si è allargato «a dismisura» il divario tra chi possiede di più, più reddito, più privilegi, più opportunità e chi ne è privato. «A Como e ogni giorno, Acli e Caritas incontrano le vittime dello sviluppo iniquo della nostra società - tratteggiano - gli esclusi di ogni genere che si rivolgono ai centri d'accoglienza, i profughi accolti grazie al volontariato e in assenza delle istituzioni locali, i disoccupati che chiedono aiuto alle parrocchie, i pensionati che chiedono tutele al Patronato, le famiglie che si organizzano con servizi comuni per sopravvivere».
Oltre alle rette aumentate degli asili, agli aumenti del trasporto pubblico, Roberto Bernasconi porta un esempio: negli ultimi anni, le nuove costruzioni si sono moltiplicate. «Mancano case per le giovani coppie, affitti accessibili per le famiglie e fanno sempre più fatica - osserva - Ma il tema di fondo resta la perdita del concetto di bene comune: quante diatribe, quanti discorsi, quanti interventi personalistici si sono susseguiti. E bene comune significa anche realizzare un ambiente in cui far crescere i figli, significa accoglienza, non esclusione, significa far qualcosa per l'altro».


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a.savini

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