Mercoledì 10 Agosto 2011

Troppe cause, pochi giudici
Tribunale, ci vediamo a primavera

COMO - Tutto esaurito fino alla prossima primavera. Se il termine "disagio" si riferisce a quello di imputati e parti lese in attesa di giustizia, allora è proprio vero: il tribunale di Como è disagiato. Anche perché i numeri parlano chiaro: cinque giudici per dirimere i processi nel palazzo di giustizia cittadino sono davvero pochi. A testimoniarlo sono gli scaffali della cancelleria dibattimento, affollati di faldoni e fascicoli in attesa di una sentenza.
Talmente affollati da aver riempito tutti gli spazi liberi in calendario dal 15 settembre, giorno di ripresa delle udienze, al 31 marzo dell'anno prossimo. All'inizio della primavera che verrà il tribunale ha già fissato due dibattimenti: uno a carico di un imputato accusato di aver imbrattato e danneggiato i muri di una casa - ovviamente altrui - nell'agosto di due anni or sono. Sarà giudicato, salvo rinvii, dopo due anni e mezzo dal reato a lui contestato.
Il secondo procedimento riguarda invece un automobilista accusato di aver inseguito e mandato fuori strada una donna. Episodio avvenuto nell'ottobre 2009 e che sarà discusso in aula il 31 marzo di tre anni dopo.
Casi limite? Neppure troppo. Se si pensa che il presidente della sezione penale del Tribunale, Vittorio Anghileri, è stato costretto a fissare un dibattimento addirittura al 25 maggio dell'anno prossimo. Non un caso particolarmente complesso, ma sul quale pende un pronunciamento del Tar. E se già è difficile riuscire a tenere corti i tempi per i procedimenti penali, sembra addirittura impossibile farlo quando si deve far convivere un fascicolo penale con un altro amministrativo.
La verità è che la situazione delle udienze penali a Como è particolarmente complicata. Mesi fa due giudici, in udienza, parlarono di «emergenza» e non nascosero le enormi difficoltà a trovare delle date in cui poter fissare i dibattimenti, soprattutto quelli collegiali.
La speranza era di poter avere rinforzi entro l'inizio dell'inverno, ma non esiste giudice in Italia che abbia voglia di venire a lavorare in riva al Lario. I posti messi a concorsi dal Consiglio superiore della magistratura, infatti, sembrano aver perso il loro appeal. E per la prima volta nessuno ha fatto domanda per Como. Al punto che il Csm è stato costretto - leggi alla mano - a dichiarare il tribunale di largo Spallino una sede disagiata. Con la conseguenza che i prossimi due magistrati che accetteranno l'incarico in riva al Lario si ritroveranno in busta paga, in quattro anni, 80mila euro netti in più per il "sacrificio" di lavorare a Como.

s.ferrari

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