Domenica 18 Settembre 2011

«Non aumentiamo i prezzi
L'Iva la paghiamo noi»

COMO In mezzo a una serie di aumenti, rincari, ritocchi, tagli dove servirebbero rinforzi e aggiunte dove servirebbero sconti, una bella notizia c'è. I commercianti non aumenteranno i prezzi dei loro prodotti. Niente ritocchi sui cartellini. Saranno loro alla fine dell'anno a pagare la differenza ai prodotti tassati al 20 per cento fino a ieri e al 21 da ieri in avanti. La linea è questa e il primo a seguirla è il presidente di Confcommercio Giansilvio Primavesi che ha esposto vicino alle casse dei suoi negozi il cartello «Aumenta l'Iva: i nostri prezzi non subiranno variazioni».
«Neanche i nostri, ci mancherebbe - dicono da Luisa Spagnoli -. L'indicazione aziendale è di non aumentare niente, cambierà solo il sistema contabile».
«Prezzi invariati - commentano da Elena Mirò -. L'aumento non colpirà i clienti».
«Nessun ritocco - aggiungono da Vitulli -. I prezzi restano così come sono».
«Aumentare i prezzi? No, assolutamente. Certo che ci accolliamo noi l'aumento - spiega Rita Gavarina del negozio L'officina della moda -. In questo momento, poi, non avrebbe alcun senso. I clienti vanno agevolati. Io poi di solito sono solita fare omaggi alle mie clienti, accollarmi l'Iva rientra in questa voce. E anche se avessi dovuto farla pagare, l'avrei levata scontandola. Quindi prezzi invariati».
Dicono tutti così. «Anche perché - spiega Primavesi - con questo aumento se un capo costa 100, io dovrei farlo pagare 83 centesimi in più. Abbiamo centinaia e centinaia di pezzi già prezzati, significherebbe rifare tutti i cartellini. Non solo. Chi mai aumenterebbe un capo di 83 centesimi? Dovrebbe arrotondare a un euro come minimo e nessuno in questo momento pensa convenga farlo. Meglio agevolare il cliente».
L'unico problema, in questo momento, è con gli stranieri che hanno diritto allo sconto sull'Iva. «Abbiamo problemi con la macchinetta che calcola lo sconto, non riconosce la nuova aliquota - dice ancora Primavesi -. Poi dobbiamo partire con la nuova contabilità. Fino al 17 e dal 17 in poi. Diciamo che un negozio con un volume medio di 500mila euro all'anno, se prima versava 83mila euro ora ne verserà 86mila. Ci sono tremila euro di differenza. Possiamo anche affrontarli, per carità, se non fosse che abbiamo già spese di commissione alte per le carte di credito e al giorno d'oggi pagano tutti con le carte di credito. Noi come associazione abbiamo ottenuto l'1 e mezzo per cento ma chi non è iscritto ha anche il 2,5. Bisognerebbe trovare un sistema per tenere basso il tasso». Un problema rilevato anche dall'associazione di categoria dei benzinai.

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a.savini

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