Giovedì 29 Settembre 2011

Dal mondo per studiare
«Ma Como non ci ama»

COMO - L'Università di Como attira studenti da tutto il mondo, ma è attrezzata per farlo? Lungo i corridoi sferici del Politecnico in via Castelnuovo ci si imbatte in una folla di giovani dai volti variopinti, provenienti dalle parti più disparate del mondo. I più si devono in questi giorni iscrivere per i corsi del nuovo anno e gli stranieri si accodano all'help desk, sportello a loro destinato. Le domande che si pongono non sono semplici, sembrano sperduti, alle volte irati per l'attesa, certamente stanchi e tutti armati di una mappa della città. Debbono chiedere come ottenere il codice fiscale, necessario per poter chiedere in affitto un appartamento, anche se spesso la burocrazia per l'ottenimento del codice chiede proprio la copia di un contratto d'affitto, cadendo così in un circolo senza uscita. Problemi burocratici di permessi di soggiorno che impegnano questi ragazzi per intere giornate e che costano non pochi risparmi: cento euro è il prezzo basilare per un permesso di soggiorno. Visti, passaporti, bolli da ottenere in diverse sedi, rinnovi salati, assicurazioni costose, pile di carta. L'Università fa da tramite come un patronato per domande e risposte. Ma non sono solo questi i problemi che gli studenti sono costretti a superare, John Amos dal Ghana con un perfetto inglese ci racconta: "Non c'è una copertura sanitaria e se mi venisse la febbre? Non c'è un dottore qui in università. La trafila burocratica per i permessi di soggiorno è lunga e complicata, costa tanto e non copre dei servizi essenziali. Senza avere in mente i tipici college americani, io sono stato anche in Germania: là esiste il campus cosa che a Como manca. Ci sono servizi, per esempio c'è la possibilità di fare tanti sport internamente all'Università, corsi organizzati continuativamente. Qui c'è un'associazione sportiva, si, ma fa solo qualche evento, non esistono campi e palestre". Per lo studente cinese Huang Fuyi è questione di lingua: "Le lezioni sono interessanti, per fortuna sono tutte in inglese, i professori sono competenti e mi piacerebbe poter lavorare in Italia, ma la lingua è un'ostacolo. E' impensabile poter imparare l'italiano bene e in fretta, è difficile. Esistono corsi di lingua in facoltà, ma li fanno a fine giornata, verso le sei di sera e dopo una giornata di studio è arduo concentrarsi e rimanere sui banchi". L'alternativa per gli stranieri è pagare: molti sono i corsi organizzati privatamente a pagamento. Esistono però alternative fai da te pensate gratuitamente direttamente dagli studenti: tu insegni l'inglese a me e io insegno l'italiano a te.
Problema essenziale per tutti è mangiare, l'italianissimo Auro Perego preferisce arrangiarsi: "In sede non c'è la mensa, c'è solo il bar, oltre ai caffè serve pizzette e panini. Per mangiare vanno tutti a un locale all'angolo, ma è sempre affollato e costa caro". La media degli intriganti menù studenteschi offrono un piatto con bibita e caffè ad un prezzo che varia tra i 7 e i 10 euro, non esattamente un servizio tariffario diviso per fasce di reddito.
Altra necessità vitale è dormire, i volantini qui si sbizzarriscono.

Leggi su La Provincia di giovedì 29 settembre le due pagine sull'università

a.savini

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