Affittopoli in Comune
Sfiducia per l'assessore

Mozione di Supino (Prc). Per Cenetiempo è la seconda volta

COMO Una mozione di sfiducia contro l'assessore Enrico Cenetiempo. L'iniziativa è del consigliere Donato Supino (Rifondazione), che ha deciso di chiedere la testa del titolare della delega al Patrimonio, finito nella bufera dopo l'esplosione del caso dei canoni stracciati per box e alloggi affittati a dirigenti o dipendenti comunali. Per non parlare dell'assenza di un regolamento e di bandi per l'assegnazione dei garage. Anche la Finanza nelle scorse settimane aveva bussato a Palazzo Cernezzi, portando via valanghe di documenti su disposizione della procura cittadina. E ora la vicenda potrebbe approdare nell'aula di Palazzo Cernezzi.
Per discutere la sfiducia entro venti giorni servono le firme di almeno 8 consiglieri e Supino da oggi inizierà a "sondare" la disponibilità dei colleghi, ovviamente partendo dall'opposizione. E, stando ai ben informati, a breve potrebbe addirittura spuntare una seconda mozione. Il presidente della commissione Patrimonio, Emanuele Lionetti, ha convocato per mercoledì prossimo un'altra seduta dedicata all'analisi di quanto emerso nelle ultime settimane (compreso il caos degli alloggi di custodia) e, se non dovessero arrivare risposte convincenti, anche Autonomia liberale punterebbe sulla sfiducia (con in testa probabilmente lo stesso Lionetti).
Al momento, comunque, la mozione certa è quella di Supino: «Innanzitutto ho ricevuto soltanto dati parziali sulla gestione del patrimonio comunale e in tutta questa vicenda c'è stata scarsa trasparenza - spiega il consigliere di minoranza - Sono evidenti, inoltre, gli errori e le leggerezze sugli affitti dei garage così come degli appartamenti, senza dimenticare i custodi. La stessa giunta è stata costretta a correre ai ripari, annunciando un giro di vite e quindi ammettendo implicitamente che c'erano molte situazioni da sanare. Le responsabilità dell'assessore sul piano politico mi sembrano evidenti e per questo voglio dare la possibilità al consiglio di esprimersi».

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