Domenica 09 Ottobre 2011

Dalla Ticosa al lungolago
A Como è caccia al topo

COMO - I più grossi sono quelli della Ticosa, il problema è che non solo soli. I topi in città vengono avvistati ovunque. Non solo nelle zone degradate come l'ex stamperia. Quelli sono i più grossi, certo. «Grandi come gatti», dicono i poveri dipendenti di Confartigianato che ogni mattina rischiano di essere morsicati alle gambe dai ratti XXXL. Una colonia che aveva già terrorizzato gli operai costringendoli a fermare il lavoro.
Ora si sono spostati dalla zona più degradata della Ticosa a quella più frequentata. Sono nel posteggio dove lasciano l'auto migliaia di comaschi di qualunque età in qualunque giorno dell'anno. Li hanno denunciati i dipendenti di Confartigianato, ma sono stati avvistati anche dagli studenti. Sono grossi. E aggressivi, dicono.
Poi ci sono tutti gli altri topi. E non stanno solo in periferia, ma sbucano anche in pieno centro.
In mezzo al pubblico di Parolario o tra i piedi dei bambini e dei ragazzi che giocano o passeggiano nella zona lago. Per non parlare delle pantegane avvistate dagli studenti delle magistrali Teresa Ciceri o quelli vicino alla scuola materna di Monte Olimpino.
Poi c'erano i topi di via Milano alta che sembrano spariti da quando il consigliere Pasquale Buono si è messo a chiudere le buche con il cemento, non prima di aver portato al sindaco un topo morto.
«Solo così facendo riuscimmo a convincere Bruni a trovare ventimila euro per la derattizzazione - spiega Buono -. E almeno in quella parte della città i topi non si ripresentarono più. In compenso, quando è crollata la scalinata deve essersi smosso qualcosa. Ne sono usciti una serie, spaventando chi camminava sul lungolago Zambrotta». Nella parte del lago sistemata dal calciatore non è stato l'unico avvistamento. Ogni tanto viene visto uno Speedy Gonzales che attraversa l'erba sintetica. Con grande spavento di chi trascorre il proprio tempo lì, nella grande maggioranza dei casi famiglia con bambini.
Un altro incontro ravvicinato con i topi di fogna è capitato all'edicolante di Porta Torre. «Li ha visti uscire dal tombino, uno dietro l'altro come fossero una famiglia - dice ancora Buono -. E si è presa un bello spavento».

Leggi l'approfondimento su La Provincia in edicola domenica 9 ottobre

a.savini

© riproduzione riservata