Mercoledì 12 Ottobre 2011

La garanzia del guru
«Sua figlia guarirà»

COMO Lei a quell'uomo che tutti veneravano al punto di chiamarlo Zeus o Giove non ce la fa ad attribuirgli un titolo che gli era stato riconosciuto sulla fiducia: professore. «Non me la sento, guardi», dice al pubblico ministero. Ed è l'unica concessione che fa a una rabbia e a un dolore che nessuno le avrebbe contestato, fossero esplosi in aula. Ma la signora Alberta, la cui figlia Daniela si è tolta la vita dieci mesi dopo essere uscita dalla casa di cura del guru dell'anoressia, preferisce andare al sodo nella testimonianza forse più drammatica di tutto il processo a carico del guru Waldo Bernasconi e della sua galassia.
Daniela aveva 22 anni quando si è lanciata nel vuoto dal ponte di Tartano, in provincia di Sondrio. Lasciando amici, genitori e un diario al quale ha confidato carezze lascive, attenzioni morbose, baci sulla bocca, ammiccamenti a sfondo sessuale.
«Daniela aveva cominciato ad avere un esaurimento dopo la morte del fratello», ucciso in un incidente stradale. «Ma sembrava aver reagito bene, perché era una ragazza piena di vita. Si era iscritta a Scienze giuridiche alla Bocconi, aveva voglia di fare, eppure deperiva a vista d'occhio». La ragazza scopre l'esistenza del forum Crisalide di Como e quindi della casa di cura SanaVita di Lugano. «Quando uno si trova nella sofferenza e vede lo spiraglio ci si butta», chiosa una verità assoluta la madre, fissando le toghe che dovranno giudicare il terapeuta che con quella ragazza ha vestito i panni del seduttore. O, nella lettura della procura, del violentatore.
Daniela entra a SanaVita nell'agosto 2003. «La prima volta che siamo andati a trovarla c'era lui, Bernasconi, ad aspettarci. Ci ha detto: "Il problema c'è ma guarirà senz'altro"». E in effetti i primi mesi sembrano pieni di successi. La ragazza anoressica recupera peso. È più sorridente. Poi arriva marzo.
«Bernasconi ci disse che doveva prenderla in cura lui, perché Daniela era diventata improvvisamente border line. E così mia figlia iniziò ad andare tutti i giorni a Massagno, nel suo studio». Da quel momento la giovane cambia: «Dal momento in cui Bernasconi ha preso a cuore la situazione di mia figlia, mia figlia è peggiorata». La ragazza resta a SanaVita per quasi un anno. Nel giugno 2004 torna a casa per un mese. E il guru alla madre dice: «Spero che stia male, così almeno ritorna qui». E infatti Daniela torna. E resta fino al gennaio successivo. Il Natale lo fa a casa. Il 26 dicembre si allontana. «Era andata nel posto dove poi si è suicidata», rivela la madre. Con il senno di poi quell'episodio svela il vero stato d'animo con il quale Daniela lascia la clinica del guru.
Agli inizi del 2005 la figlia si confida con la signora Alberta: «Va a fare un giro con un'amica. Rientra e mi dice: "non voglio più andarci, a SanaVita. Sapessi cosa succedeva lì dentro. Bernasconi mi palpeggiava e mi toccava ovunque". Sono rimasta sorpresa, addirittura non ci credevo. Mi sembrava impossibile. E invece era tutto vero». Una verità che investirà la madre di Daniela dopo quel salto nel vuoto, avvenuto il 2 settembre successivo. Mamma Alberta trova il diario della figlia e unisce i racconti fatti a voce con il dramma scritto a penna: «La faceva strisciare nuda, la toccava, la baciava. Poi le diceva che non aveva sentimenti. Quell'uomo ha lavato il cervello a me, figuriamoci a una persona fragile come Daniela». La giovane racconta le sedute hard con il "professore" anche a una psichiatra di Bormio: «All'uscita mi ha detto: "gliel'ho riferito di quello che mi ha fatto Bernasconi e mi ha detto che sarebbe da denuncia"».
A inchiodare il "prof", anni dopo, non sarà una denuncia, ma il diario di una ragazza che aveva creduto in Zeus ed è morta a soli 22 anni.

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a.savini

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