Mercoledì 23 Novembre 2011

Marisol, Vittime della strada:
«La pena è adeguata»

COMO «Dal punto di vista emotivo verrebbe da dire che sono pochi due anni e mezzo per un giovane che ha causato la morte di una ragazza incinta in un incidente stradale», dice la presidente dell'associazione Vittime della strada. «Ma purtroppo - completa la frase il vice presidente - si tratta di una pena adeguata».
Sono psicanalista, la presidente Manuela Barbarossa, e avvocato, il vice Giuseppe Bellanca. capiscono «molto bene cosa voglia dire per un giovane papà perdere l'affetto più caro, per una bambina crescere senza mamma, per una famiglia essere sventrata», ma non gridano allo scandalo per la condanna inflitta a Fabio Falchi di Ronago, 18 anni e la patente da 55 giorni quando provocò la morte di Maria Soraya Annibale.
«Siamo vicini alla famiglia, al giovane papà che ha perso l'affetto più caro, alla bambina che dovrò crescere senza mamma. Ma il ragazzo che guidava l'auto era sobrio, non era sotto l'effetto di droghe e non andava 150 all'ora in centro abitato».
È contro questi comportamenti al volante che l'associazione combatte. Perché tra i 50 e casi all'anno di morti o feriti, gravi e non, che finiscono al vaglio dell'associazione, ci sono troppi ubriachi o drogati al volante. E questo non è uno di quei casi. «Noi siamo favorevoli alla legge che inasprisce la pena per chi guida sotto l'effetto di alcol o sostanza stupefacenti - dice la presidente -, ma è un procedimento troppo lungo e la legge non andrà mai in porto. Invece basterebbe aggiungere un comma alla legge attuale».
«Basterebbe - aggiunge l'avvocato - specificare che il patteggiamento non è concesso per chi guidava ubriaco o sotto l'effetto di droghe o a velocità eccessive in centro. Perchéquesti sono tre comportamenti scriteriati che vanno puniti. Chi patteggia non subisce un processo vero e proprio. Si trova l'accordo su una pena. Il ragazzo che ha causato l'incidente di Marisol  ha patteggiato e ha avuto la pena sospesa, ma non aveva tenuto nessuno di questi comportamenti. C'è chi viene condannato a molto meno e magari era ubriaco o drogato o è accertato che andasse troppo veloce. Quindi, pur comprendendo il dolore della famiglia perché di sicuro non sarà la pena che risolverà il vuoto, il giudizio che va dato sulla pena è che è adeguata».
Ragiona la presidente: «Di sicuro guardando il fatto che nell'incidente è morta una mamma che aveva una bambina in grembo ed ora la bambina dovrà crescere sola con il papà vien da dire che è poco. Però se davvero, leggendo la sentenza, che andrebbe comunque letta, emergesse che il ragazzo non andava neppure veloce, allora è una pena giusta».

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a.savini

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