Martedì 10 Gennaio 2012

Imprese, carta sconto
A chi resta a Como

COMO La provincia di Como resta un territorio a forte vocazione produttiva. Due i dati che lo confermano: il manifatturiero concorre a formare oltre il 40% del Pil e assorbe circa il 53% dell'occupazione. Questo malgrado i settemila posti di lavoro persi dal 2008 ad oggi. Occupazione recuperata solo in maniera irrisoria dagli altri settori dove si sono registrate circa mille assunzioni. Il saldo, dunque, resta ampiamente negativo.
Ed è proprio da questi numeri che fotografano lo stato dell'arte di un'economia in difficoltà, ma impegnata a trovare la strada per riconquistare i primi posti della classifica che Camera di commercio, associazioni imprenditoriali e politica stanno cercando le forme di sostegno più utili.
Una risalita tutt'altro che facile anche perché le criticità restano alte. Scenario internazionali dei mercati a parte, si deve fare i conti, secondo i sindacati, con 1000-1500 posti di lavoro ancora a rischio. Situazione da allarme rosso, tenuta sotto controllo grazie agli ammortizzatori sociali che nell'autunno del 2013 verranno drasticamente rivisti.
«Bene quanto fatto la Camera di commercio su internazionalizzazione, credito, innovazione ma ora mettere in campo idee nuove, fare di più» sottolinea il direttore di Confindustria Antonello Regazzoni che invita a guardare alla vicina Svizzera, considerata un competitor temibile come la Cina. Almeno sul fronte degli investimenti per l'avvio di nuove attività.
Negli ultimi anni nella fascia di confine si sono infatti creati duemila posti di lavoro grazie all'insediamento di nuove imprese. A beneficiarne anche i comaschi: i frontalieri sono aumentati del 7,8% toccando la cifra record di 51.000 unità.

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a.savini

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