Mercoledì 11 Gennaio 2012

Sedici gradi a Como
Mai così caldo dal 1989

COMO Como, 10 gennaio, ore 13: il termometro segna 16 gradi. E in città si registrano temperature simili da tre giorni. Non ha mai nevicato, ha piovuto pochissimo, persino la nebbia compare di rado. Eppure lo chiamano inverno.
Una stagione a dir poco anomala. E gli esperti lo confermano. Basti pensare che la prima decade di gennaio non è mai stata calda, negli ultimi 23 anni: «Continua il flusso nord-occidentale sulla regione alpina, flusso che da noi si manifesta sotto forma di favonio (vento caldo, ndr) - spiega MeteoComo - Già domenica le miti correnti caraibiche discendenti dalle Alpi hanno fatto registrare la temperatura record, per la prima decade di gennaio, dal 1989». Lunedì le massime avevano raggiunto i 14 gradi, con le minime scese nella notte a 3 gradi, mentre ieri la colonnina di mercurio è salita addirittura a 16 gradi (stazionarie le minime). Le previsioni per oggi parlano di un leggero calo, con valori comunque intorno agli 11 gradi. E continuerà a splendere il sole, almeno fino a sabato. «All'alta pressione, con cielo sereno e terso, si è aggiunto l'effetto del fohn - specifica il meteorologo Mario Giuliacci - Un anticiclone occupa quasi tutto il nord e le temperature resteranno alte anche grazie ai lenti moti discendenti che comprimono l'aria  verso il suolo e la riscaldano».
Gli effetti del clima primaverile sono evidenti. «In genere - spiega l'agronomo Angelo Vavassori - sulle piante la vegetazione si riduce a un 5-10%, d'inverno. Quest'anno, invece, siamo almeno venti giorni più avanti del solito, nei boschi le gemme dei faggi sono quasi pronte a sbocciare. C'è un accelerazione, con piante come acacia e forsizia prossime alla fioritura. Altre volte le temperature sono rimaste miti anche a gennaio, ma senza arrivare ai livelli attuali. Normalmente le piante vanno incontro a un periodo di esposizione al freddo e interrompono la vegetazione, cosa che per ora non è avvenuta». Un colpo di coda dell'inverno, a questo punto, potrebbe avere conseguenze pesanti: «Ci saranno i "giorni della merla" e il freddo potrebbe presentarsi anche a fine febbraio. Ricordo che tre anni fa gelarono i prati e le piante il primo d'aprile. In questi casi si rischiano seri danni alle coltivazioni, per questo suggerisco di lasciare coperti piante, orti e frutteti, senza farsi ingannare dal caldo. Un'ondata di gelo tra qualche settimana potrebbe compromettere tutto».

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a.savini

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