Giovedì 26 Gennaio 2012

Tessile, fuga in Ticino
di cucitrici e orlatrici

Concorrenza svizzera, delocalizzazione nei Paesi a minor costo della mano d'opera e disattenta politica industriale. Secondo Lorenzo Frigerio, presidente del Settore Moda di Confartigianato, sono queste le cause principali dello smantellamento di molti laboratori di confezione nel Comasco.
«Il trend continua a essere negativo non solo nel distretto, ma in tutta Italia» afferma. Nel Nord si salvano solo alcune aree del Bergamasco e del Bresciano, storicamente più legate all'industria dell'abbigliamento. Nel Centro-Sud, continua a perpetuarsi un'antica tradizione nel Molise, nel Napoletano e in Sicilia.
«Da noi invece - continua Frigerio - questo mestiere è sempre stato marginale nella catena produttiva, più orientata a sfruttare le tante opportunità di business legate al tessuto. Poco coltivata e sempre meno remunerata, adesso questa attività rischia l'annientamento».
Più delle parole, sono i numeri a fotografare il fenomeno. Dall'Albo della Camera di Commercio risulta che dal 2002 ad oggi le confezioni di abbigliamento sono scese da 259 a 184 e quelle di foulard-cravatte da 171 a 102. L'orlatura dei carré è ormai stata decentrata in Madagascar, mentre il resto del guardaroba femminile e maschile viene prodotto in Turchia e nell'Est europeo.
Se non si coltivano nuove leve, altri imprenditori saranno costretti a emigrare altrove seguendo l'esempio di Filippo Chiesa, titolare della Sealup, storica azienda leader nell'outwear, con sede a Lomazzo.
Vista la difficoltà a reperire in loco sarte e cucitrici, Chiesa ha deciso di aprire una nuova unità di confezione a Calusco d'Adda, incentivato anche dal minor costo del terreno e dalle più rapide procedure burocratiche.
«Proprio lacci e lacciuoli- denuncia il vertice associativo- hanno spinto alcuni top brand a trasferirsi oltre confine. Il Canton Ticino è stato rivitalizzato dall'apertura di importanti poli logistici, dove ormai si realizzano anche i campionari. Ecco spiegata la fuga di mano d'opera  femminile, meno tutelata ma meglio remunerata. Se di qua una cucitrice guadagna al primo impiego circa 1.300 euro lordi, di là percepisce almeno il doppio, grazie anche al rafforzamento del franco».

e.conca

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