Venerdì 27 Gennaio 2012

L'ultima tegola sulla Ca' d'Industria
Cento nonni rischiano lo sfratto

COMO Case di riposo non ancora a norma, posti letto a rischio. In particolare, la sede di Via Brambilla di Ca' d'Industria, cento ospiti, non riuscirà a rispettare la scadenza del 31 marzo prossimo per l'adeguamento che consentirà di ottenere l'autorizzazione definitiva al funzionamento e l'accreditamento regionale. Il progetto non è ancora avviato, la richiesta di finanziamenti non è stata inoltrata e i cantieri sono lontani, tanto che è stata richiesta una proroga dell'autorizzazione provvisoria fino al 30 aprile 2014 e il presidente, Paolo Frisoni, ha già annunciato che è allo studio «un piano d'emergenza».
In tutti questi anni, Ca' d'Industria ha investito 15 milioni di euro sulle proprie strutture, le Camelie, gli istituti geriatrici di Rebbio, Villa Celesia ed è evidente che non avrebbe potuto operare anche su via Brambilla, per adeguarsi a norme sempre più rigorose.
In altre dieci case di riposo è in atto la corsa contro il tempo per completare i lavori entro 60 giorni e la situazione è diversificata: chi conta di arrivare qualche mese dopo e chi l'anno prossimo.
Una situazione che riguarda molteplici strutture in Lombardia, con la precisazione che non si tratta affatto, almeno sul nostro territorio, di ospizi malmessi. Ma di fior di Rsa che hanno qualche problema di adeguamento a canoni molto severi e che stanno investendo capitali ingenti.
Che cosa succederà, dunque, a fine marzo?
«La delibera della giunta regionale è chiara: per ottenere l'autorizzazione definitiva, le strutture hanno tempo fino al 31 marzo», afferma Adriano Lunini, direttore del dipartimento sociale della Asl.
Avrebbero dovuto farlo entro il 31 dicembre 2011, in base ad una delibera che risale a undici anni fa: tempo veramente agli sgoccioli?
«Non tutte le strutture - prosegue il dottor Lunini - saranno in grado di completare i lavori di adeguamento entro il 31 marzo. La delibera regionale indica soluzioni alternative all'attuale collocazione degli ospiti».
Alla lettera significa che decine di ospiti dovranno essere spostati in altre strutture. In realtà, è impensabile, poiché non ci sono posti alternativi agli attuali: ad ogni letto occupato, corrisponde almeno un iscritto in lista d'attesa.

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a.savini

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