Lunedì 13 Febbraio 2012

«Ho pagato le tasse
La mia azienda è fallita»

COMO «Io dico che se un imprenditore oggi ha il coraggio di aprire un'attività è un eroe, altro che un ladro. Magari avessi evaso le tasse io, se avessi fatto un po' di nero, magari a quest'ora la mia attività sarebbe ancora in piedi. Invece le ho pagate tutte, tutte fino all'ultimo soldo. E questo è il risultato».
Il risultato è che la ditta di Mario Arrighi è fallita. E lui, a 54 anni, dopo sei anni di attività in proprio è dovuto tornare a fare il dipendente. «E ringrazio il mio datore di lavoro, nella sfortuna sono stato fortunato ad avere trovato un nuovo impiego. D'altronde sono da trent'anni nel settore delle gomme, ma non è questo il punto». Il punto è che Arrighi sta seguendo la campagna di Monti contro i furbetti dello scontrino e quando ha letto su La Provincia l'intervista al comandante provinciale della Guardia di finanza Marco Pelliccia si è sentito chiamato in causa. Pelliccia ha detto: «Finalmente, passa il concetto che l'evasore non è un furbo, ma un delinquente. È un ladro che ruba all'intera collettività».
«Io non mi sento un ladro - dice Arrighi -. Ho visto cosa succede a seguire le regole. Io le ho seguite. Ho pagato sempre quello che dovevo pagare, non ho mai fatto alcun lavoro in nero.E sono fallito».
La storia di imprenditore di pelliccia è iniziata sei anni fa. «L'esperienza l'avevo, ho assunto due operai e ho iniziato - dice -. Intanto gli operai sono da pagare, se prendono 1.250 euro io ne devo sborsare 2500 a testa. Poi ci sono i macchinari, le bollette, devi investire se vuoi farti la clientela. Solo che non riesci a stare in piedi se paghi le tasse, sono troppo alte, ti prosciugano. Alla fine non ti resta niente. E chiudi».
Arrighi porta l'esempio della Svizzera: «Là non chiude nessuno. I primi cinque anni, però, a differenza nostra non devono pagare le tasse. Pagano un forfait. Non come qui che appena apri rientri subito negli studi di settore. Se avessi dovuto pagare anch'io un forfait, ce l'avrei fatta a decollare».

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a.savini

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