Venerdì 04 Maggio 2012

Sprechi di Stato
Due milioni a Como

COMO In città lo Stato è proprietario di un tesoretto immobiliare del valore di 38 milioni di euro praticamente inutilizzato. Ma allo stesso tempo è costretto a pagare ogni anno 2,2 milioni ai privati per gli affitti di istituti pubblici quali Inps, Agenzia delle Dogane, Motorizzazione, Archivio di Stato e Agenzia del Territorio.
Il nuovo commissario straordinario alla "spending review" Enrico Bondi, scelto dal premier Monti per presentare in tempi brevi un cronoprogramma di tagli alla spesa pubblica, ha già annunciato l'intenzione di mettere mano al costo esorbitante degli affitti pagati dallo Stato per gli immobili privati in cui hanno sede uffici della pubblica amministrazione.
Una realtà che la città di Como conosce fin troppo bene con l'Archivio di Stato, sfrattato dall'edificio di via Briantea dal 1989 e che da allora versa ai proprietari un canone annuo di 200mila euro, con l'Inps di via Pessina, gli uffici delle Dogane di via Regina, il palazzo dell'Agenzia del territorio di via Italia Libera e la Motorizzazione Civile di via Tentorio.
Fino a otto anni or sono la pubblica amministrazione - Archivio di Stato a parte - era proprietaria degli immobili comaschi in cui aveva sede. Poi nel 2004, per poter fare cassa, l'allora governo decise di procedere alla vendita di alcuni edifici. Questo consentì, a livello nazionale, di ottenere una liquidità pari a 3,6 miliardi.
A Como questa sorte toccò agli stabili dell'Inps, delle Dogane, della Motorizzazione e dell'Agenzia del territorio. Ad acquistare gli immobili fu il Fip, Fondo Immobili Pubblici, ovvero un fondo di investimento di proprietà delle banche promosso dalla Repubblica italiana per favorire il processo di privatizzazione. Peccato che se da un lato lo Stato è riuscito a far cassa in tempi brevi, dall'altro da otto anni a questa parte è costretto a pagare ai gestori - privati - del Fip i canoni di locazione che, a Como, coincidono con un importo totale di 2 milioni di euro all'anno.
Senza contare che quegli stessi edifici sono pure in vendita, con tanto di agenzie immobiliari incaricate in esclusiva di occuparsi della commercializzazione.
Alla cifra degli affitti gettati dalla finestra si devono aggiungere anche i 200mila euro che paga l'Archivio di Stato, i cui uffici sono stati sfrattati 23 anni fa, ma che resta saldamente in via Briantea con relativo obbligo di pagamento del salatissimo canone.

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a.savini

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