Sisme, rispunta la Slovacchia

L'azienda deve recuperare 1,8 milioni di perdite. Il direttore del personale: "Così salveremo il lavoro a Olgiate Comasco"

Per dare un futuro allo stabilimento Sisme a Olgiate Comasco è necessario delocalizzare tre linee in Slovacchia. Una, su cui lavorano una trentina di persone, in tempi stretti. È questo i passaggio più delicato e importante dell’incontro contro tra rsu, sindacati e vertici dell’azienda che si è svolto ieri nella sede di Confindustria a Como. All’ordine del giorno, la relazione conclusiva della commissione congiunta (azienda-sindacato) che ha lavorato tre mesi per individuare le modalità di abbattimento dei costi attraverso una più efficace organizzazione del lavoro e una riduzione generale delle spese. Ricetta evidentemente trovata solo in parte visto che l’azienda ha rimesso sul tavolo la necessità di ridurre le pesanti perdite delocalizzando parte della produzione nello stabilimento a Velky Krtis in Slovacchia. «Dobbiamo recuperare 1,8 milioni di rosso, l’unico modo che riteniamo possibile è trasferire in Slovacchia tre linee i cui costi di produzione non sono più in linea con il mercato» spiega il direttore del personale Sergio Luculli. «Evitare questa scelta vorrebbe dire portare a picco i conti dell’azienda».

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