Sabato 30 Giugno 2012

«Cara Como, non ti riconosco»
La città incredula si vergogna

COMO «Cara Como, non ti riconosco più». Si potrebbero riassumere così i commenti raccolti ieri tra i comaschi, a proposito degli episodi avvenuti in città dopo Italia-Germania. Como è finita su tutti i giornali e le tv nazionali per l'incredibile vicenda della bambina colpita da un proiettile a Monte Olimpino. Per di più, in centro si sono verificate risse (un uomo è stato ferito gravemente da una bottigliata alla testa), sul lungolago le auto in transito venivano fatte oscillare pericolosamente e un automobilista colto da malore - caduto a terra dopo aver aperto la portiera - è stato insultato e abbandonato a se stesso.
L'ex calciatore Pietro Vierchowod, campione del Mondo nel 1982 e candidato sindaco alle ultime elezioni, è rimasto quasi senza parole: «A Como non sono mai successe cose del genere e nella mia carriera non ricordo episodi simili altrove. Forse tra le persone c'è del malcontento e qualcuno l'ha sfogato in questo modo, ha trovato il pretesto in un fatto positivo come la vittoria della Nazionale, ma è assurdo. Io sono per la linea dura e spero che certa gente finisca in carcere, altrimenti rischiamo che accada di nuovo e tutta Italia parli ancora di noi. Chi ha visto deve denunciare».
Duro il presidente di Confcommercio Giansilvio Primavesi: «Abbiamo dato una pessima immagine di Como, c'è da vergognarsi, siamo finiti sui giornali come se fossimo dei selvaggi. Sono incredulo e stupito, non capisco come sia stato possibile. Sembra che l'unico modo per divertirsi e festeggiare sia la violenza e il vandalismo. Non riconosco più i comaschi, ma se accadono cose del genere bisogna prenderne atto e regolarsi di conseguenza. Evidentemente c'è un problema di educazione delle nuove generazioni».
Il presidente della Famiglia Comasca, Piercesare Bordoli, nota: «I comaschi per natura sono persone tranquille e la nostra è sempre stata considerata una città calma e moderata. Cose del genere non sono mai successe, ma temo che ci si lasci andare alla violenza a causa del buonismo che oggi domina».

Leggi l'approfondimento su La Provincia in edicola domenica 1 luglio

a.savini

© riproduzione riservata