Sabato 14 Luglio 2012

«Troppe denunce»
Diminuiscono i chirurghi

COMO Notizia numero uno: per gli ospedali comaschi trovare uno specialista in Chirurgia generale, un ortopedico o un urologo sta diventando una specie di missione impossibile.
Notizia numero due: aumentano a dismisura le richieste di risarcimento danni presentate dai cittadini nei confronti dei camici bianchi e lievitano, di conseguenza, i costi delle polizze assicurative (fino a 7mila euro l'anno).
Le due notizie sono collegate e il mix rischia di diventare esplosivo, anche per la sanità comasca. Quel che è certo è che i medici sono già sul piede di guerra e criticano l'abitudine "tutta italiana" di rivolgersi agli avvocati, spesso - dicono - senza un reale motivo.
Un quadro analogo, va detto, si registra su tutto il territorio nazionale. Ma non per questo la situazione appare meno grave. Anzi. Sul Lario la crisi di vocazioni, per le specialità considerate più "a rischio", è una realtà confermata da tutti gli addetti ai lavori. I giovani che scelgono la sala operatoria, la traumatologia, l'urologia o la ginecologia sono ormai una rarità. Tanto che, per la prima volta, quest'anno il Policlinico di Milano non è riuscito ad assegnare tutte le borse di studio disponibili. Più posti che studenti interessati a prendere in mano il bisturi: la media nazionale è di un posto su cinque rimasto vuoto per mancanza di candidati.
«Noi siamo riusciti ad assegnato le 6 borse a disposizione - dice il rettore dell'Università dell'Insubria Renzo Dionigi, noto chirurgo - ma il problema del calo di interesse per le discipline chirurgiche è assolutamente reale. Io lo considero un mestiere meraviglioso ed esercito ancora, a 72 anni. L'aumento dei contenziosi, tuttavia, è un dato di fatto, si tratta di una pessima abitudine e inevitabilmente va a influenzare le scelte dei giovani. Quasi sempre i giudici danno ragione al medico, ma intanto allo stress si aggiunge altro stress, per non parlare dei costi e della perdita di tempo. Da un lato rischiamo di avere sempre meno chirurghi, dall'altro quelli che restano devono rifugiarsi nella cosiddetta medicina difensiva».
Una pratica, quest'ultima, che si traduce in una maggior richiesta di esami e accertamenti, anche superflui da un punto di vista clinico ma utili al medico per tutelarsi di fronte a un'eventuale denuncia. Una tendenza all'iper-prescrizione costa al Paese, stando a una recente indagine, oltre 12 miliardi di euro l'anno.

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a.savini

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