Giovedì 23 Agosto 2012

Di nuovo veleni in Ticosa
Il giallo delle vasche pericolose

COMO - L'amministrazione comunale sta facendo i conti con i maggiori costi per la bonifica del sottosuolo dovuti al ritrovamento di materiale contenente amianto (le prime stime parlano di un milione di euro in più), ma spunta un nuovo allarme sulla possibile presenza di alcune vasche con materiale pericoloso sempre sotto la vecchia tintostamperia Ticosa.
Un milione per l'amianto
Al Comune è arrivato un conto da un milione di euro aggiuntivo che porta i costi a circa 4.2 milioni di euro, rispetto ai 2.4 previsti inizialmente dalla vecchia amministrazione. «Sono prime valutazioni - ha commentato il sindaco Mario Lucini - che vanno verso quell'ordine di grandezza e il quadro è senza dubbio preoccupante. Stiamo ancora facendo delle verifiche per capire l'effettiva corretta caratterizzazione del rifiuto, sempre nel massimo rispetto della tutela della salute, ma anche dell'interesse dell'amministrazione e verificare così che sia dovuto un importo di questo tipo».
L'allarme è anche sulla possibile presenza nel sottosuolo di vasche contenenti rifiuti pericolosi. Il rischio era contenuto nel rapporto che la società Sinesis aveva redatto su mandato di Multi (la multinazionale che si era aggiudicata la gara per l'acquisto dell'area Ticosa), ma che non era stato tenuto in considerazione in quanto il Comune si fermò al piano stilato dalla società Environ, incaricata proprio da Palazzo Cernezzi. Sinesis, così come riportato nella valutazione ambientale strategica, sosteneva che in due su quattro punti di indagine «dove è stato portato alla luce un materiale che i risultati delle analisi quantificano come rifiuto pericoloso» il rifiuto «è stato rinvenuto in corrispondenza di vasche interrate» e che «l'alta concentrazione di metalli è probabilmente da attribuire ai pigmenti che erano impiegati nelle lavorazioni della ex Ticosa». Non solo. Sinesis scriveva testualmente: «È possibile che sull'area vi siano altre zone con queste caratteristiche».
Il rapporto di Sinesis mette quindi in guardia sulla possibile presenza di vasche inquinate nel sottosuolo. Vasche però non rilevate dalle analisi fatte da Environ e, in ogni caso, non contenute nel piano di bonifica attualmente in fase di realizzazione.
Nel febbraio scorso proprio in Ticosa era stata rimossa una cisterna ritrovata durante gli scavi e contenente 3mila litri di acquaragia. Lo stesso ingegner Rinaldo Marforio, direttore dei lavori di bonifica aveva parlato di «analisi con i georadar per verificare la presenza di altre cisterne, anche se una seconda già risulta». Di certo ce n'è un'altra nella zona della Santarella (l'ex centrale termica a ridosso di via Sant'Abbondio), sempre individuata da Sinesis e per il momento non ancora rimossa.
I guai per il Comune, oltre che di tempi, sarebbero anche di natura economica poiché ogni imprevisto si porta dietro ovviamente anche il conto.

s.ferrari

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