Mercoledì 30 Gennaio 2013

Como, Comune senza soldi
A rischio le asfaltature

COMO Un crollo verticale della spesa in conto capitale, vale a dire quelle necessarie per la costruzione, la manutenzione straordinaria di opere pubbliche (strade, fognature, scuole, palestre, uffici ed edifici pubblici), i trasferimenti di capitale e i costi di progettazione di opere pubbliche, l'acquisto di beni strumentali. Nel 2000 erano 36 milioni di euro, nel 2002 30 milioni e via via decrescendo. Nel 2010 a disposizione per investimenti c'erano nelle casse diPalazzo Cernezzi 11 milioni. Nel 2010 la somma era tornata a 13 milioni di euro, poi il tracollo nel 2011 con appena 5 milioni. Cifra analoga a quella dell'anno scorso.


«È evidente il crollo delle possibilità di investimento da parte degli Enti pubblici - spiega il sindaco Mario Lucini - che non si trovano in condizioni di dissesto, così come avviene per il Comune di Como. Le cause del crollo sono legate alla riduzione dei trasferimenti e al meccanismo perverso del patto di stabilità che, a fronte della disponibilità di risorse, ne impedisce l'utilizzo per investimenti».

E ancora: «Siamo di fronte a un meccanismo che immobilizza la possibilità di operare, ma con l'ulteriore aggravio delle condizioni economiche di chi opera con il Comune. Per rispettare il patto siamo costretti a pagare con tempi lunghissimi, ma contemporaneamente il Governo introduce il pagamento a 30-60 giorni. L'unica speranza che abbiamo è che qualcuno si accorga che così uccide i Comuni e l'economia locale e territoriale». Bloccate tutte le grandi opere, ma anche per le semplici asfaltature i problemi di bilancio si fanno sentire pesantemente.

«Di fatto - chiarisce il primo cittadino - sono interessate dai tagli tutte le opere di investimento. Non arriveremo ad annullare tutto, ma ci sono riduzioni drastiche su tutti i capitoli. Parlo di asfalti, marciapiedi, manutenzioni straordinarie, edifici pubblici che vanno dalle scuole agli impianti sportivi, palazzetto dello sport sport, riqualificazione delle aree verdi. Ovviamente ci dobbiamo barcamenare, non possiamo arrivare a zero».

f.angelini

© riproduzione riservata